- don Fernando
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Omelia del 12 aprile 2026
Omelia di Domenica 12 Aprile 2026 - V Domenica II di Pasqua
Puntualmente, ogni anno, il Vangelo della domenica dopo Pasqua ci presenta la figura dell’apostolo Tommaso. Gli apostoli non erano un gruppo omogeneo, Tommaso ad esempio si distingueva: amava pensare con la sua testa, dire la sua apertamente a costo di rimanere isolato dagli altri. Se il Vangelo ci ha detto che “erano chiuse le porte del luogo dove si trovavano i discepoli per paura dei Giudei”, significa che gli apostoli, in quel giorno di Pasqua, erano ancora una comunità chiusa, impaurita, a porte sbarrate... con l’eccezione di Tommaso. Lui no, lui andava e veniva, infatti quando arrivò Gesù, lui non c’era. Tommaso era uno che aveva bisogno di suoi spazi e a stare sempre in uno stesso luogo, gli veniva a mancare l'aria. Quel giorno, anche se al suo rientro gli amici gli dissero: “Abbiamo visto il Signore!” lui continuava a rimanere scettico. Ma ecco il cambiamento, la sorpresa. Dice il testo: “Otto giorni dopo i discepoli erano di nuovo in casa e c’era con loro anche Tommaso. Arrivò Gesù... e disse a Tommaso: «Metti qui il tuo dito e guarda le mie mani; tendi la tua mano e mettila nel mio fianco; e non essere incredulo, ma credente!». Gli rispose Tommaso: «Mio Signore e mio Dio!».”







