Omelia di Domenica 10 Maggio 2026 - Domenica VI di Pasqua

Mi fa piacere che questa mattina il Vangelo ci abbia parlato di amore in un certo modo. Un antico saggio diceva che se lui avesse avuto per un istante l’onnipotenza di Dio, l’unico miracolo che avrebbe compiuto sarebbe stato quello di ridare alle parole il loro significato originario. Questo saggio, se fosse qui, andrebbe applaudito perché in questo nostro tempo sta proprio accadendo che certe parole importanti vengono sempre più distorte e travisate. E in questa triste sorte stanno cadendo parole del calibro di AMORE, PACE, LIBERTA’… Noi adesso ci concentriamo sulla parola ‘amore’ perché è quella che è sulla bocca di Gesù in questa domenica. Ci ha detto: “Se mi amate osserverete i miei comandamenti.” Qualche domanda: 

Omelia di Domenica 3 Maggio 2026 - Domenica V di Pasqua

Questa mattina vi parlo di Paradiso e lo faccio perché è Gesù che ce ne ha appena parlato. Ecco le sue parole: “Nella casa del Padre mio vi sono molti posti. Se no, vi avrei mai detto: "Vado a prepararvi un posto"? Quando sarò andato e vi avrò preparato un posto, verrò di nuovo e vi prenderò con me, perché dove sono io siate anche voi.” Stando a queste parole di Gesù, vien da dire: il Paradiso è Gesù in Cielo che ci tiene il posto. Quest’affermazione è carica di conseguenze. Eccole.

Omelia di Domenica 26 Aprile 2026 - Domenica IV di Pasqua

Tutti gli anni, la quarta domenica di Pasqua ci presenta Gesù col titolo di “pastore buono”. Nel versetto dell’alleluia abbiamo sentito Gesù dire: “Io sono il buon pastore, conosco le mie pecore e le mie pecore conoscono me.” Ora, tra le diverse parole che il vangelo ci ha riferito di questo pastore buono, mi soffermo su queste: “Io sono venuto perché abbiate la vita e l’abbiate in abbondanza. Per “vita” cosa intende Gesù? Intende slancio, coraggio, salute, amore, relazioni, gioia, libertà. Insomma, Gesù non vuole che viviamo la vita con innestata solo la prima marcia, una vita cioè al minimo, ci vuole invece persone con una vita piena, in esubero, spumeggiante, straripante. Vi racconto un episodio.

Omelia di Domenica 19 Aprile 2026 - Domenica III di Pasqua

Anche se lo conosciamo da una vita, è sempre bello ascoltare il vangelo dei due discepoli di Emmaus. Per la mia omelia, mi basta soffermarmi sulla riga finale: “I due discepoli riconobbero Gesù nello spezzare il pane.” Notate, non si dice ‘Cristo è nel pane’, ma ‘lo riconobbero quando spezzò il pane.’ Nella Messa c’è un gesto che purtroppo spesso passa inosservato: è quando appena prima della Comunione, il sacerdote spezza l’ostia: è un gesto che allude a Cristo che s’è spezzato per noi. Anche oggi si usa l’espressione “mi faccio in quattro per te”, oppure “mi spezzo per te.” Sono modi di dire che significano il dono di sé agli altri. Pertanto, se è vero che la particola consacrata che riceviamo nella Messa, indica Gesù che s’è spezzato per me, essa orienta pure me a essere ‘pane che si spezza’ per gli altri.

Omelia di Domenica 12 Aprile 2026 - Domenica II di Pasqua

Puntualmente, ogni anno, il Vangelo della domenica dopo Pasqua ci presenta la figura dell’apostolo Tommaso. Gli apostoli non erano un gruppo omogeneo, Tommaso ad esempio si distingueva: amava pensare con la sua testa, dire la sua apertamente a costo di rimanere isolato dagli altri. Se il Vangelo ci ha detto che “erano chiuse le porte del luogo dove si trovavano i discepoli per paura dei Giudei”, significa che gli apostoli, in quel giorno di Pasqua, erano ancora una comunità chiusa, impaurita, a porte sbarrate... con l’eccezione di Tommaso. Lui no, lui andava e veniva, infatti quando arrivò Gesù, lui non c’era. Tommaso era uno che aveva bisogno di suoi spazi e a stare sempre in uno stesso luogo, gli veniva a mancare l'aria. Quel giorno, anche se al suo rientro gli amici gli dissero: “Abbiamo visto il Signore!” lui continuava a rimanere scettico. Ma ecco il cambiamento, la sorpresa. Dice il testo: “Otto giorni dopo i discepoli erano di nuovo in casa e c’era con loro anche Tommaso. Arrivò Gesù... e disse a Tommaso: «Metti qui il tuo dito e guarda le mie mani; tendi la tua mano e mettila nel mio fianco; e non essere incredulo, ma credente!». Gli rispose Tommaso: «Mio Signore e mio Dio!».” 

Giovedì  Santo

“Prima della festa di Pasqua, Gesù, sapendo che era venuta la sua ora di passare da questo mondo al Padre, avendo amato i suoi che erano nel mondo, li amò fino alla fine.” Così è iniziato il vangelo, che abbiamo appena ascoltato. Le parole “li amò sino alla fine” indicano al meglio chi è stato e chi è Gesù e sono il cuore della sua missione. Le parole “sino alla fine” indicano un amore completo, senza riserve, incondizionato. Chiediamoci che significato esse possono avere per noi, oggi. Rispondo con una domanda e una risposta > Quand’è che ha senso la tua vita? Risposta: quando metti più amore che puoi in tutto quel che fai.

Omelia di Domenica 15 Marzo 2026 - V Domenica di Quaresima, Anno A

Abbiamo ascoltato dal Vangelo il lungo racconto della morte e risurrezione di un amico di Gesù, si chiamava Lazzaro. La frase centrale del brano è là dove Gesù dice: io sono la resurrezione e la vita”. Si tratta di un’affermazione molto importante, con cui Gesù si dice in grado di far risorgere le persone spente e di dare vita là dove c’è carenza di vita. Diciamo subito allora: “Signore, se sei ‘risurrezione e vita’, rialzaci ogni volta che ci vedi a terra, rialzaci ogni volta che vedi che non ce la facciamo, rialzaci ogni volta che siamo senza speranza, rialzaci ogni volta che ci vedi falliti o umiliati.” Ho pensato di commentare questa frase di Gesù ponendomi la domanda: quand’è che le parole di Gesù “io sono la resurrezione e la vita” si compiono nelle nostre vite?  Rispondo attraverso sei esempi.

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