Omelia di Domenica 31 Maggio 2026 - Santissima Trinità, Anno A

Questa mattina la mia omelia prende le mosse dal finale della seconda lettura: La grazia del Signore Gesù Cristo, l'amore di Dio e la comunione dello Spirito Santo siano con tutti voi. E’ una frase di S. Paolo che menziona tutte e tre le persone divine: il Padre, il Figlio e lo Spirito Santo. Perché questa menzione? Perché oggi in tutta la Chiesa si celebra la festa della Santissima Trinità. La parola “Trinità” applicata a “Dio” vuole indicare che Dio non è un Essere solitario, ma una comunione di persone, non è un Essere isolato ma una famiglia di tre persone. Dio non è solitudine, Dio è famiglia.

Omelia di Domenica 24 Maggio 2026 - Domenica di Pentecoste, Anno A

Qualche minuto fa abbiamo pregato così: “O Padre, che santifichi la tua Chiesa in ogni popolo e nazione, diffondi sino ai confini della terra i doni dello Spirito Santo.” Le parole “in ogni popolo e nazione” e “sino ai confini della terra” dicono che l’azione dello Spirito Santo è dappertutto, è in ogni angolo della terra. Una caratteristica di Dio è la sua universalità. Dio ha dei prediletti? Sì, tutti. Dio ha dei preferiti? Sì, tutti. Dio ha degli amici? Sì, tutti. La festa di Pentecoste di oggi ci ricorda che di Dio nessuno ha l’esclusiva, di Dio nessuno ha il monopolio, neppure noi cristiani. In tanti anni che son prete, quante volte ho constatato che Dio tocca il cuore di chi io non avrei mai immaginato. Poi è vera una cosa: se la presenza di Dio è in tutti, è altrettanto vero che non è percepita da tutti allo stesso modo: in tanti (noi ad esempio) Dio è presenza consapevole, in altri Dio è nostalgia di Dio, in altri ancora Dio è desiderio di Dio. Tutte queste sfumature ci sono.

Omelia di Domenica 17 Maggio 2026 - Ascensione del Signore, Anno A

L’Ascensione di Gesù al Cielo, che oggi ricordiamo, fu un evento reale e misterioso che concluse la vita terrena di Gesù. La prima lettura della Messa, che ce lo ha raccontato, contiene un passaggio, degno di nota. “Mentre gli apostoli fissavano Gesù che saliva al Cielo, due uomini in bianche vesti si presentarono e dissero: Uomini di Galilea, perché rimanete a guardare il cielo?”

Omelia di Domenica 10 Maggio 2026 - Domenica VI di Pasqua

Mi fa piacere che questa mattina il Vangelo ci abbia parlato di amore in un certo modo. Un antico saggio diceva che se lui avesse avuto per un istante l’onnipotenza di Dio, l’unico miracolo che avrebbe compiuto sarebbe stato quello di ridare alle parole il loro significato originario. Questo saggio, se fosse qui, andrebbe applaudito perché in questo nostro tempo sta proprio accadendo che certe parole importanti vengono sempre più distorte e travisate. E in questa triste sorte stanno cadendo parole del calibro di AMORE, PACE, LIBERTA’… Noi adesso ci concentriamo sulla parola ‘amore’ perché è quella che è sulla bocca di Gesù in questa domenica. Ci ha detto: “Se mi amate osserverete i miei comandamenti.” Qualche domanda: 

Omelia di Domenica 3 Maggio 2026 - Domenica V di Pasqua

Questa mattina vi parlo di Paradiso e lo faccio perché è Gesù che ce ne ha appena parlato. Ecco le sue parole: “Nella casa del Padre mio vi sono molti posti. Se no, vi avrei mai detto: "Vado a prepararvi un posto"? Quando sarò andato e vi avrò preparato un posto, verrò di nuovo e vi prenderò con me, perché dove sono io siate anche voi.” Stando a queste parole di Gesù, vien da dire: il Paradiso è Gesù in Cielo che ci tiene il posto. Quest’affermazione è carica di conseguenze. Eccole.

Omelia di Domenica 26 Aprile 2026 - Domenica IV di Pasqua

Tutti gli anni, la quarta domenica di Pasqua ci presenta Gesù col titolo di “pastore buono”. Nel versetto dell’alleluia abbiamo sentito Gesù dire: “Io sono il buon pastore, conosco le mie pecore e le mie pecore conoscono me.” Ora, tra le diverse parole che il vangelo ci ha riferito di questo pastore buono, mi soffermo su queste: “Io sono venuto perché abbiate la vita e l’abbiate in abbondanza. Per “vita” cosa intende Gesù? Intende slancio, coraggio, salute, amore, relazioni, gioia, libertà. Insomma, Gesù non vuole che viviamo la vita con innestata solo la prima marcia, una vita cioè al minimo, ci vuole invece persone con una vita piena, in esubero, spumeggiante, straripante. Vi racconto un episodio.

Omelia di Domenica 19 Aprile 2026 - Domenica III di Pasqua

Anche se lo conosciamo da una vita, è sempre bello ascoltare il vangelo dei due discepoli di Emmaus. Per la mia omelia, mi basta soffermarmi sulla riga finale: “I due discepoli riconobbero Gesù nello spezzare il pane.” Notate, non si dice ‘Cristo è nel pane’, ma ‘lo riconobbero quando spezzò il pane.’ Nella Messa c’è un gesto che purtroppo spesso passa inosservato: è quando appena prima della Comunione, il sacerdote spezza l’ostia: è un gesto che allude a Cristo che s’è spezzato per noi. Anche oggi si usa l’espressione “mi faccio in quattro per te”, oppure “mi spezzo per te.” Sono modi di dire che significano il dono di sé agli altri. Pertanto, se è vero che la particola consacrata che riceviamo nella Messa, indica Gesù che s’è spezzato per me, essa orienta pure me a essere ‘pane che si spezza’ per gli altri.

Omelia di Domenica 12 Aprile 2026 - Domenica II di Pasqua

Puntualmente, ogni anno, il Vangelo della domenica dopo Pasqua ci presenta la figura dell’apostolo Tommaso. Gli apostoli non erano un gruppo omogeneo, Tommaso ad esempio si distingueva: amava pensare con la sua testa, dire la sua apertamente a costo di rimanere isolato dagli altri. Se il Vangelo ci ha detto che “erano chiuse le porte del luogo dove si trovavano i discepoli per paura dei Giudei”, significa che gli apostoli, in quel giorno di Pasqua, erano ancora una comunità chiusa, impaurita, a porte sbarrate... con l’eccezione di Tommaso. Lui no, lui andava e veniva, infatti quando arrivò Gesù, lui non c’era. Tommaso era uno che aveva bisogno di suoi spazi e a stare sempre in uno stesso luogo, gli veniva a mancare l'aria. Quel giorno, anche se al suo rientro gli amici gli dissero: “Abbiamo visto il Signore!” lui continuava a rimanere scettico. Ma ecco il cambiamento, la sorpresa. Dice il testo: “Otto giorni dopo i discepoli erano di nuovo in casa e c’era con loro anche Tommaso. Arrivò Gesù... e disse a Tommaso: «Metti qui il tuo dito e guarda le mie mani; tendi la tua mano e mettila nel mio fianco; e non essere incredulo, ma credente!». Gli rispose Tommaso: «Mio Signore e mio Dio!».” 

Giovedì  Santo

“Prima della festa di Pasqua, Gesù, sapendo che era venuta la sua ora di passare da questo mondo al Padre, avendo amato i suoi che erano nel mondo, li amò fino alla fine.” Così è iniziato il vangelo, che abbiamo appena ascoltato. Le parole “li amò sino alla fine” indicano al meglio chi è stato e chi è Gesù e sono il cuore della sua missione. Le parole “sino alla fine” indicano un amore completo, senza riserve, incondizionato. Chiediamoci che significato esse possono avere per noi, oggi. Rispondo con una domanda e una risposta > Quand’è che ha senso la tua vita? Risposta: quando metti più amore che puoi in tutto quel che fai.

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