

Battesimo del Signore - Anno A
In quel tempo, Gesù dalla Galilea venne al Giordano da Giovanni, per farsi battezzare da lui. Giovanni però voleva impedirglielo, dicendo: «Sono io che ho bisogno di essere battezzato da te, e tu vieni da me?». Ma Gesù gli rispose: «Lascia fare per ora, perché conviene che adempiamo ogni giustizia». Allora egli lo lasciò fare. Appena battezzato, Gesù uscì dall’acqua: ed ecco, si aprirono per lui i cieli ed egli vide lo Spirito di Dio discendere come una colomba e venire sopra di lui. Ed ecco una voce dal cielo che diceva: «Questi è il Figlio mio, l’amato: in lui ho posto il mio compiacimento». Mt 3,13-17
Carissimi, tornano gli incontri della Scuola di Formazione Teologica della val d’Enza, il mercoledì, alle 21 in Oratorio a Montecchio Emilia.
Quest’anno rifletteremo sulla figura di Gesù e sulla sua Risurrezione. Il tema è “VOI, CHI DITE CHE IO SIA?”
Abbiamo diviso le serate in due cicli.
Il primo dal 14 al 28 gennaio, concentrato sulla Scrittura.
Con fra Valentino Romagnoli rileggeremo l’Antico Testamento alla luce della Resurrezione: come Gesù interpreta i riferimenti a se stesso nell’Antico Testamento.
Invece con don Carlo Pagliari parleremo di Vangelo e dei 4 vangeli: perché 4, perché solo 4, il rapporto tra gli evangelisti e le loro comunità di appartenenza.
Nel secondo ciclo, dal 25 febbraio al 4 marzo con mons. Daniele Gianotti vedremo come la prima comunità cristiana di Antiochia ha annunciato il Vangelo e con don Alessandro Zaniboni il legame tra il nostro battesimo e la missione della Chiesa oggi.
Concluderemo il 18 marzo, non in Oratorio, ma nel Castello estense di Montecchio. Con il prof. Adriano Nicolussi, commentando la Resurrezione di Piero della Francesca e altre immagini. Grazie all’opera degli artisti, “vedremo” ciò che nessuno ha potuto vedere: cosa avvenne in quella notte?
Tutti gli incontri saranno in presenza. Il contributo alle spese sarà ad offerta libera, sia direttamente nelle serate, che attraverso l’IBAN indicato nella locandina in allegato, dove troverete tutte le informazioni.
A presto.
La Segreteria.
Omelia di Domenica 4 Gennaio 2026 - I Domenica di Natale, Anno A
E’ la terza volta in dieci giorni che a Messa ascoltiamo questa pagina di vangelo. Si tratta di un brano contenente parole non tutte facili, ma ricche di sapienza. Mi limito a due sottolineature.
I Domenica di Natale - Anno A
In principio era il Verbo, e il Verbo era presso Dio e il Verbo era Dio. Egli era, in principio, presso Dio: tutto è stato fatto per mezzo di lui e senza di lui nulla è stato fatto di ciò che esiste. In lui era la vitae la vita era la luce degli uomini; la luce splende nelle tenebre e le tenebre non l'hanno vinta. Venne un uomo mandato da Dio: il suo nome era Giovanni. Egli venne come testimone per dare testimonianza alla luce, perché tutti credessero per mezzo di lui. Non era lui la luce, ma doveva dare testimonianza alla luce. Veniva nel mondo la luce vera, quella che illumina ogni uomo. Era nel mondo e il mondo è stato fatto per mezzo di lui; eppure il mondo non lo ha riconosciuto. Venne fra i suoi,e i suoi non lo hanno accolto. A quanti però lo hanno accolto ha dato potere di diventare figli di Dio: a quelli che credono nel suo nome, i quali, non da sangue né da volere di carne né da volere di uomo, ma da Dio sono stati generati. E il Verbo si fece carnee venne ad abitare in mezzo a noi; e noi abbiamo contemplato la sua gloria, gloria come del Figlio unigenito che viene dal Padre, pieno di grazia e di verità. Giovanni gli dà testimonianza e proclama: «Era di lui che io dissi: Colui che viene dopo di me è avanti a me, perché era prima di me». Dalla sua pienezza noi tutti abbiamo ricevuto: grazia su grazia. Perché la Legge fu data per mezzo di Mosè, la grazia e la verità vennero per mezzo di Gesù Cristo. Dio, nessuno lo ha mai visto: il Figlio unigenito, che è Dio ed è nel seno del Padre, è lui che lo ha rivelato. Gv 1, 1-18
Il Presepe che attende il visitatore è ambientato in un tipico paesaggio di montagna. E’ ricco di dettagli e di particolari che permettono al visitatore di rallentare per far si che la sua visita non diventi solo un semplice e veloce passaggio ma un vero incontro.
Nel loro cammino abbiamo immaginato che Maria e Giuseppe abbiano trovato posto tra mura di una vecchia stalla di un piccolo paese nascosto tra le valli, sovrastato da alte vette. Abbiamo immaginato che la famiglia di Nazareth sia entrata in paese tra l’indifferenza degli abitanti impegnati nelle loro faccende e routine quotidiane. I ritmi della giornata scanditi dai gesti e dai lavori di un tempo: i contadini impegnati nei campi nel potare la vigna e zappare la terra. I falegnami abili nel tagliare la legna. Gesti lenti ma che scandiscono il susseguirsi del giorno e della notte.
In paese non manca instabile il fornaio e i più attenti noteranno i ragazzi che trasportano i sacchi di farina tra le vie del paese sullo sfondo.
Ai margini incontriamo i pastori che accompagnano le pecore al pascolo, sia a valle che in altura. I rumori di questa vita riempiono le giornate, a volte interrotte da un temporale, tipico tra i monti.
Ma tutto si riposa durante la notte e solo lo scorrere del fiume, che nasce sulle alte montagne e si butta nel grande lago, rimane ad accompagnarci.
Tutto si fa scuro, il buio ci avvolge e perdiamo i tanti riferimenti che avevamo durante il giorno, ma l’Angelo appare e ci annuncia la grande gioia! In una stalla, di questo paese e nato un bambino. Ci spiega che d’ora in avanti le giornate non saranno più come prima e ci esorta a fargli visita.
Come i pastori ci mettiamo in cammino e arriviamo alla grande stalla dove finalmente ci possiamo fermare e contemplare il grande Dettaglio di questa notte magica! Fissiamo lo sguardo sul piccolo Bambino e lasciamoci toccare e trasformare dalla sua logica d’amore!
Buon Presepe!
Oggi celebriamo la Festa della Santa Famiglia e la Liturgia ci propone il racconto della "fuga in Egitto". È un momento di prova per Gesù, Maria e Giuseppe. Sul quadro luminoso del Natale si proietta infatti, quasi improvvisamente, l’ombra inquietante di una minaccia mortale, che ha la sua origine nella vita tormentata di Erode, un uomo crudele e sanguinario, temuto per la sua efferatezza, ma proprio per questo profondamente solo e ossessionato dalla paura di essere spodestato.
Nel suo regno Dio sta realizzando il miracolo più grande della storia, in cui trovano compimento tutte le antiche promesse di salvezza, ma questo lui non riesce a vederlo, accecato dal timore di perdere il trono, le sue ricchezze, i suoi privilegi.
A Betlemme c’è luce, c’è gioia. Ma di tutto ciò niente riesce a penetrare oltre le difese corazzate del palazzo reale, se non come eco distorta di una minaccia, da soffocare nella violenza cieca. Proprio questa durezza di cuore, però, evidenzia ancora di più il valore della presenza e della missione della Santa Famiglia che, nel mondo dispotico e ingordo che il tiranno rappresenta, è nido e culla dell’unica possibile risposta di salvezza: quella di Dio che, in totale gratuità, si dona agli uomini senza riserve e senza pretese.
In Egitto, infatti, la fiamma d’amore domestico a cui il Signore ha affidato la sua presenza nel mondo cresce e prende vigore per portare luce al mondo intero. Mentre guardiamo con stupore e gratitudine a questo mistero, pensiamo alle nostre famiglie, e alla luce che pure da esse può venire alla società in cui viviamo. Il mondo, purtroppo, ha sempre i suoi “Erode”, i suoi miti di successo ad ogni costo, di potere senza scrupoli, di benessere vuoto e superficiale, e spesso ne paga le conseguenze in solitudine, disperazione, divisioni e conflitti. Non lasciamo che questi miraggi soffochino la fiamma dell’amore nelle famiglie cristiane. Al contrario, custodiamo in esse i valori del Vangelo: la preghiera, la frequenza ai sacramenti – specialmente la Confessione e la Comunione – gli affetti sani, il dialogo sincero, la fedeltà, la concretezza semplice e bella delle parole e dei gesti buoni di ogni giorno.
Papa Leone XIV
VaticanNews
Santa Famiglia di Gesù, Maria e Giuseppe - Anno A
I Magi erano appena partiti, quando un angelo del Signore apparve in sogno a Giuseppe e gli disse: «Àlzati, prendi con te il bambino e sua madre, fuggi in Egitto e resta là finché non ti avvertirò: Erode infatti vuole cercare il bambino per ucciderlo». Egli si alzò, nella notte, prese il bambino e sua madre e si rifugiò in Egitto, dove rimase fino alla morte di Erode, perché si compisse ciò che era stato detto dal Signore per mezzo del profeta: «Dall’Egitto ho chiamato mio figlio».Morto Erode, ecco, un angelo del Signore apparve in sogno a Giuseppe in Egitto e gli disse: «Àlzati, prendi con te il bambino e sua madre e va’ nella terra d’Israele; sono morti infatti quelli che cercavano di uccidere il bambino». Egli si alzò, prese il bambino e sua madre ed entrò nella terra d’Israele. Ma, quando venne a sapere che nella Giudea regnava Archelao al posto di suo padre Erode, ebbe paura di andarvi. Avvertito poi in sogno, si ritirò nella regione della Galilea e andò ad abitare in una città chiamata Nàzaret, perché si compisse ciò che era stato detto per mezzo dei profeti: «Sarà chiamato Nazareno». Mt 2,13-15. 19-23
Omelia di Mercoledì 24 Dicembre 2025 - Messa della notte
All’inizio del secolo scorso moriva lo scrittore russo Anton Čechov. Nei suoi numerosi scritti c’è una frase da cui vorrei partire per questa mia omelia: Nei certificati di nascita è scritto dove e quando un uomo viene al mondo, ma non vi è specificato il motivo e lo scopo. Appena ho saputo di questa frase m’è venuto in mente Gesù, del quale non abbiamo il certificato di nascita, e però sappiamo ciò che più conta e che il profeta Isaia ha sintetizzato così (l’abbiamo sentito nella prima lettura): “Un bambino è nato per noi, ci è stato dato un figlio (Is. 9, 5)”. Queste parole del profeta ci dicono il perché del Natale. Dicendo “un bambino è nato per noi” in fondo ha detto che siamo noi la ragione della venuta di Gesù nel mondo. Gesù non è venuto sul pianeta terra per poter fare una bella passeggiata fra le bellezze della natura e degli esseri umani. No! Gesù è venuto perché teneva troppo al nostro bene, alla nostra felicità, alla nostra salvezza. E’ per questo che è venuto!