

Omelia di Domenica 30 novembre 2025 - Prima Domenica di Avvento, Anno A
Il Vangelo ci ha appena parlato di uno degli atteggiamenti da tenere in questo nuovo tempo liturgico dell’Avvento. E’ un atteggiamento che ricaviamo da queste parole: Nei giorni di Noè che precedettero il diluvio mangiavano e bevevano, prendevano moglie e marito, fino al giorno in cui, non accorgendosi di nulla, venne il diluvio che travolse tutti. Ecco la frase che deve farci riflettere: non accorgendosi di nulla, venne il diluvio che travolse tutti. Io colgo in queste parole di Gesù almeno due insegnamenti.
Prima Domenica di Avvento - Anno A
In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Come furono i giorni di Noè, così sarà la venuta del Figlio dell’uomo. Infatti, come nei giorni che precedettero il diluvio mangiavano e bevevano, prendevano moglie e prendevano marito, fino al giorno in cui Noè entrò nell’arca, e non si accorsero di nulla finché venne il diluvio e travolse tutti: così sarà anche la venuta del Figlio dell’uomo. Allora due uomini saranno nel campo: uno verrà portato via e l’altro lasciato. Due donne macineranno alla mola: una verrà portata via e l’altra lasciata. Vegliate dunque, perché non sapete in quale giorno il Signore vostro verrà. Cercate di capire questo: se il padrone di casa sapesse a quale ora della notte viene il ladro, veglierebbe e non si lascerebbe scassinare la casa. Perciò anche voi tenetevi pronti perché, nell’ora che non immaginate, viene il Figlio dell’uomo». Mt 24,37-44
Omelia di Domenica 23 novembre 2025 - XXXIV Domenica del Tempo Ordinario, Anno C
Il Vangelo di questa domenica ci pone innanzi una scena per nulla gradevole: siamo nei pressi di Gerusalemme, sul monte Calvario, ci sono tre croci, a cui sono appesi Gesù e due malfattori. Gesù ha chiuso così la sua esistenza terrena. Pensate, l’ultimo atto di Gesù prima di morire fu un gesto di perdono; l’ultima compagnia di Gesù prima di morire fu quella di due delinquenti; l’ultima parola di Gesù prima di morire fu una dichiarazione che vorremmo sentirci rivolgere tutti (“Oggi stesso tu sarai con me in Paradiso”).
XXXIV Domenica
Tempo Ordinario - Anno C
In quel tempo, [dopo che ebbero crocifisso Gesù,] il popolo stava a vedere; i capi invece deridevano Gesù dicendo: «Ha salvato altri! Salvi se stesso, se è lui il Cristo di Dio, l’eletto». Anche i soldati lo deridevano, gli si accostavano per porgergli dell’aceto e dicevano: «Se tu sei il re dei Giudei, salva te stesso». Sopra di lui c’era anche una scritta: «Costui è il re dei Giudei». Uno dei malfattori appesi alla croce lo insultava: «Non sei tu il Cristo? Salva te stesso e noi!». L’altro invece lo rimproverava dicendo: «Non hai alcun timore di Dio, tu che sei condannato alla stessa pena? Noi, giustamente, perché riceviamo quello che abbiamo meritato per le nostre azioni; egli invece non ha fatto nulla di male». E disse: «Gesù, ricordati di me quando entrerai nel tuo regno». Gli rispose: «In verità io ti dico: oggi con me sarai nel paradiso». Lc 23,35-43
In ogni parrocchia e Unità Pastorale ci sono diversi gruppi: il gruppo dei ragazzi, il gruppo liturgico, il gruppo “Caritas”, il gruppo dei catechisti, ecc. Ma al di là dei tanti gruppi, la cosa ancor più necessaria è la presenza di una “comunità adulta”, viva e funzionante. Vorrei mostrare e dimostrare, in questa mia riflessione, la verità di quanto sto dicendo.
* E’ vero che là dove ci sono tanti ragazzi e giovani, una parrocchia dà una bella immagine di sé, viene ammirata, addirittura passa per una parrocchia modello. Quando si vede un prete circondato da tanti giovani, vien da dire Ci fossero tanti preti così! E probabilmente non è da escludere che quel prete si ritenga bravo, vedendosi capace di attirare tanti ragazzi. Diciamocelo con franchezza: i giovani rappresentano sempre un buon investimento pastorale, sono ritenuti la misura della capacità di una comunità di saper aggregare coloro che non è così automatico aggregare, come i giovani appunto. Una nutrita presenza di giovani è considerata da tanti come il fiore all'occhiello. Ma - ripeto - una pastorale vera non funziona così.
Omelia di Domenica 16 novembre 2025 - XXXIII Domenica del Tempo Ordinario, Anno C
Probabilmente vi sarete meravigliati delle parole catastrofiche del Vangelo che abbiamo appena ascoltato. “Si solleverà nazione contro nazione e regno contro regno, e vi saranno in diversi luoghi terremoti, carestie e pestilenze; vi saranno anche fatti terrificanti e segni grandiosi dal cielo.” Perché questa descrizione? Perché Gesù, essendo stato interpellato sulle sorti della città di Gerusalemme, ne approfittò per parlare anche della fine del mondo. E lo fece utilizzando il “genere apocalittico” che a quei tempi si usava per parlare di questi temi.
XXXIII Domenica
Tempo Ordinario - Anno C
In quel tempo, mentre alcuni parlavano del tempio, che era ornato di belle pietre e di doni votivi, Gesù disse: «Verranno giorni nei quali, di quello che vedete, non sarà lasciata pietra su pietra che non sarà distrutta». Gli domandarono: «Maestro, quando dunque accadranno queste cose e quale sarà il segno, quando esse staranno per accadere?». Rispose: «Badate di non lasciarvi ingannare. Molti infatti verranno nel mio nome dicendo: “Sono io”, e: “Il tempo è vicino”. Non andate dietro a loro! Quando sentirete di guerre e di rivoluzioni, non vi terrorizzate, perché prima devono avvenire queste cose, ma non è subito la fine». Poi diceva loro: «Si solleverà nazione contro nazione e regno contro regno, e vi saranno in diversi luoghi terremoti, carestie e pestilenze; vi saranno anche fatti terrificanti e segni grandiosi dal cielo. Ma prima di tutto questo metteranno le mani su di voi e vi perseguiteranno, consegnandovi alle sinagoghe e alle prigioni, trascinandovi davanti a re e governatori, a causa del mio nome. Avrete allora occasione di dare testimonianza. Mettetevi dunque in mente di non preparare prima la vostra difesa; io vi darò parola e sapienza, cosicché tutti i vostri avversari non potranno resistere né controbattere. Sarete traditi perfino dai genitori, dai fratelli, dai parenti e dagli amici, e uccideranno alcuni di voi; sarete odiati da tutti a causa del mio nome. Ma nemmeno un capello del vostro capo andrà perduto. Con la vostra perseveranza salverete la vostra vita». Lc 21, 5-28