Omelia di Domenica 1 Febbraio 2026 - IV Domenica del Tempo Ordinario, Anno A

Questa mattina abbiamo davanti la bella pagina evangelica, chiamata LE BEATITUDINI. La parola ‘beati’, che è scandita ben otto volte, è molto interessante perché fa di questa pagina non una serie di comandi, precetti, regole ma un elenco di otto belle notizie, otto annunci buoni, tutti riconducibili a un Dio che si fa carico della felicità di quanti la felicità non l’hanno. Gesù quel giorno era all’aperto, su una collina, il lago faceva da sfondo, e come argomento da trattare scelse la felicità. Perché? Ma perché sapeva bene che essere contenti non è di tutti. Per questo, Gesù quel giorno voleva annunciare che Dio ci vuole felici e che uno dei suoi nomi è ‘felicità’.
Provo ad attualizzare le singole beatitudini.

Omelia di Domenica 25 Gennaio 2026 - III Domenica del Tempo Ordinario, Anno A

Questa mattina ci aiutano a capire il Vangelo di questa domenica quattro pescatori, più precisamente due coppie di fratelli: Pietro e Andrea, Giacomo e Giovanni, i quali abitavano a Cafarnao, proprio dove Gesù, lasciata Nazareth, era andato ad abitare. Cafarnao era una località sulle rive del lago di Tiberiade. Lì abitavano popolazioni e religioni diverse. Terra pagana, terra di pescatori, dove passava tanta gente, dove c’era il mercato quasi tutti i giorni. Bè, un giorno, Gesù nel camminare tranquillo sulle rive del lago, s’accorge di quei quattro pescatori, e che fa? Li raggiunge e s’intrattiene con loro… e a un certo punto fa loro una proposta choc: “Perché non vi mettete in società con me? Non per dare vita ad una società di pesca, ma ad una società dedita all’annuncio del vangelo.

Omelia di Domenica 18 Gennaio 2026 - II Domenica del Tempo Ordinario, Anno A

Il Vangelo di questa domenica si è aperto con una scena che deve farci riflettere. C’è Giovanni Battista che sta battezzando nel fiume Giordano. E mentre battezza, vede arrivare Gesù (i due s’erano già incontrati)… e che fa? Lo accoglie così: “Ecco l’agnello di Dio, ecco colui che toglie il peccato del mondo!” Sono le parole che ogni volta a Messa diciamo prima della Comunione.

Omelia di Martedì 6 Gennaio 2026 - Solennità dell'Epifania del Signore

I Magi… cosa mai avran da dirci personaggi così lontani dalla nostra sensibilità? Vi parrà strano, ma dalla loro vicenda possiamo - e come - imparare molto.

Carissimi, tornano gli incontri della Scuola di Formazione Teologica della val d’Enza, il mercoledì, alle 21 in Oratorio a Montecchio Emilia.
Quest’anno rifletteremo sulla figura di Gesù e sulla sua Risurrezione. Il tema è “VOI, CHI DITE CHE IO SIA?”
Abbiamo diviso le serate in due cicli.

Il primo dal 14 al 28 gennaio, concentrato sulla Scrittura.
Con fra Valentino Romagnoli rileggeremo l’Antico Testamento alla luce della Resurrezione: come Gesù interpreta i riferimenti a se stesso nell’Antico Testamento.
Invece con don Carlo Pagliari parleremo di Vangelo e dei 4 vangeli: perché 4, perché solo 4, il rapporto tra gli evangelisti e le loro comunità di appartenenza.

Nel secondo ciclo, dal 25 febbraio al 4 marzo con mons. Daniele Gianotti vedremo come la prima comunità cristiana di Antiochia ha annunciato il Vangelo e con don Alessandro Zaniboni il legame tra il nostro battesimo e la missione della Chiesa oggi.
Concluderemo il 18 marzo, non in Oratorio, ma nel Castello estense di Montecchio. Con il prof. Adriano Nicolussi, commentando la Resurrezione di Piero della Francesca e altre immagini. Grazie all’opera degli artisti, “vedremo” ciò che nessuno ha potuto vedere: cosa avvenne in quella notte?

Tutti gli incontri saranno in presenza. Il contributo alle spese sarà ad offerta libera, sia direttamente nelle serate, che attraverso l’IBAN indicato nella locandina in allegato, dove troverete tutte le informazioni.

A presto.

La Segreteria.

 

Omelia di Domenica 4 Gennaio 2026 - I Domenica di Natale, Anno A

E’ la terza volta in dieci giorni che a Messa ascoltiamo questa pagina di vangelo. Si tratta di un brano contenente parole non tutte facili, ma ricche di sapienza. Mi limito a due sottolineature.


Il Presepe che attende il visitatore è ambientato in un tipico paesaggio di montagna. E’ ricco di dettagli e di particolari che permettono al visitatore di rallentare per far si che la sua visita non diventi solo un semplice e veloce passaggio ma un vero incontro.

Nel loro cammino abbiamo immaginato che Maria e Giuseppe abbiano trovato posto tra mura di una vecchia stalla di un piccolo paese nascosto tra le valli, sovrastato da alte vette. Abbiamo immaginato che la famiglia di Nazareth sia entrata in paese tra l’indifferenza degli abitanti impegnati nelle loro faccende e routine quotidiane. I ritmi della giornata scanditi dai gesti e dai lavori di un tempo: i contadini impegnati nei campi nel potare la vigna e zappare la terra. I falegnami abili nel tagliare la legna. Gesti lenti ma che scandiscono il susseguirsi del giorno e della notte.

In paese non manca instabile il fornaio e i più attenti noteranno i ragazzi che trasportano i sacchi di farina tra le vie del paese sullo sfondo.

Ai margini incontriamo i pastori che accompagnano le pecore al pascolo, sia a valle che in altura. I rumori di questa vita riempiono le giornate, a volte interrotte da un temporale, tipico tra i monti.

Ma tutto si riposa durante la notte e solo lo scorrere del fiume, che nasce sulle alte montagne e si butta nel grande lago, rimane ad accompagnarci.

Tutto si fa scuro, il buio ci avvolge e perdiamo i tanti riferimenti che avevamo durante il giorno, ma l’Angelo appare e ci annuncia la grande gioia! In una stalla, di questo paese e nato un bambino. Ci spiega che d’ora in avanti le giornate non saranno più come prima e ci esorta a fargli visita.

Come i pastori ci mettiamo in cammino e arriviamo alla grande stalla dove finalmente ci possiamo fermare e contemplare il grande Dettaglio di questa notte magica! Fissiamo lo sguardo sul piccolo Bambino e lasciamoci toccare e trasformare dalla sua logica d’amore!

Buon Presepe!

 

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