

In ogni parrocchia e Unità Pastorale ci sono diversi gruppi: il gruppo dei ragazzi, il gruppo liturgico, il gruppo “Caritas”, il gruppo dei catechisti, ecc. Ma al di là dei tanti gruppi, la cosa ancor più necessaria è la presenza di una “comunità adulta”, viva e funzionante. Vorrei mostrare e dimostrare, in questa mia riflessione, la verità di quanto sto dicendo.
* E’ vero che là dove ci sono tanti ragazzi e giovani, una parrocchia dà una bella immagine di sé, viene ammirata, addirittura passa per una parrocchia modello. Quando si vede un prete circondato da tanti giovani, vien da dire Ci fossero tanti preti così! E probabilmente non è da escludere che quel prete si ritenga bravo, vedendosi capace di attirare tanti ragazzi. Diciamocelo con franchezza: i giovani rappresentano sempre un buon investimento pastorale, sono ritenuti la misura della capacità di una comunità di saper aggregare coloro che non è così automatico aggregare, come i giovani appunto. Una nutrita presenza di giovani è considerata da tanti come il fiore all'occhiello. Ma - ripeto - una pastorale vera non funziona così.
Carissimi parrocchiani,
desidero fornirvi alcune precisazioni in merito agli articoli di stampa usciti negli ultimi giorni.
Per opportuna informazione vi riepilogo i termini della questione. Il contenzioso IMU con l’Amministrazione Comunale si trascina ormai da 15 anni.
La Parrocchia non vuole esenzioni non previste dalla Legge, tanto è vero che versa ogni anno alle casse comunali oltre 21.000 euro di IMU dovute per gli immobili – non solo quelli destinati ad attività commerciale – ma anche quelli vuoti e quelli dati in affitto alle famiglie. I locali ad utilizzo promiscuo, e cioè il Teatro e la Palestra, sono esenti per le attività pastorali, mentre pagano quando vi si svolgono le attività teatrali e quelle sportive.
La Parrocchia chiede semplicemente questa distinzione: paghiamo l’IMU per il tempo e gli spazi in cui i locali sono utilizzati per le attività non pastorali. E questo perché la Legge sull’IMU lo consente, e in provincia ci sono già diversi esempi del genere. L’amministrazione comunale invece applica l’imposta sul totale, rifiutandosi di applicare il distinguo che abbiamo ripetutamente proposto.
Il 1° settembre abbiamo ricevuto una sentenza della Corte di Appello che, sul contenzioso degli anni 2013-2015, riconosce la legittimità della posizione della Parrocchia, imponendo al Comune di annullare le richieste di IMU per quegli anni. Il 2 settembre, in occasione di un incontro in Curia, alla presenza del Vicario Generale e dell’Economo della Diocesi - che ci assistono con competenza e solidarietà - il Sindaco aveva pubblicamente assunto l’impegno di “dare ragione alla Parrocchia”: cosa che purtroppo non è avvenuta per mancanza di volontà politica.
Gli articoli della stampa locale ci amareggiano perché - evidentemente mal informati - non hanno citato la collaborazione che la Parrocchia ha sempre fornito - gratuitamente, seppure senza alcuna reciprocità - all’Amministrazione, in favore e nell’interesse della nostra Comunità: dalla Caritas al doposcuola, dall’Oratorio estivo alle citate attività sportive e culturali.
Tengo a sottolineare e a comunicarvi che il comportamento tenuto dalla Parrocchia, in stretta sintonia con la Curia, è sempre stato di estrema correttezza e trasparenza.
don Fernando
04.10.2025
Caro don Fernando,
a seguito delle consultazioni sul diaconato avvenute domenica 9, occorre che da adesso tutto si svolga con serenità e senza pressioni, in primis coloro a cui sarà fatta la proposta del diaconato e alle rispettive mogli, che hanno il diritto di prendere una decisione senza avere la comunità con il fiato sul collo.
1) Al parroco tocca inviare al delegato episcopale e al vicario generale gli esiti delle indicazioni, con una breve presentazione di coloro che hanno ricevuto più indicazioni.
2) Il parroco, anche accompagnato dal viceparroco, incontra il vicario generale e il delegato episcopale per procedere a un primo vaglio delle persone indicate.
3) Il parroco incontra le persone prescelte, insieme alle loro mogli, e propone loro il percorso in vista del diaconato, dando loro un tempo opportuno per riflettere prima di dare una risposta.
4) Coloro che hanno dato il loro assenso, insieme alle loro mogli, incontrano il delegato episcopale, il quale, fatto un proprio discernimento preliminare, presenta l’elenco di coloro che ritiene idonei al Vescovo.
5) Il Vescovo dà il via-libera a coloro che ritiene idonei della lista del delegato episcopale e quest’ultimo comunica ai rispettivi parroci i nominativi di coloro che intraprenderanno il percorso come aspiranti al diaconato. Solo a questo punto tali nominativi saranno resi pubblici alla comunità.
Un caro saluto,
don Daniele Moretto, delegato vescovile per il diaconato
10.03.2025