

Ai mercanti della morte,
a voi che fate affari con il sangue degli uomini,
a voi che contate i profitti mentre le madri contano i figli,
a voi che chiamate “strategia” ciò che il Vangelo chiama scandalo,
rivolgo parole che non nascono dalla diplomazia, ma dalla ferita.
Vi scrivo da questa terra che trema.
Trema sotto i passi dei poveri,
sotto il pianto dei bambini,
sotto il silenzio degli innocenti,
sotto il rumore feroce delle armi che avete costruito, venduto, benedetto dal vostro cinismo.
Ascoltare e digiunare.
La Quaresima come tempo di conversione
Cari fratelli e sorelle!
La Quaresima è il tempo in cui la Chiesa, con sollecitudine materna, ci invita a rimettere il mistero di Dio al centro della nostra vita, perché la nostra fede ritrovi slancio e il cuore non si disperda tra le inquietudini e le distrazioni di ogni giorno.
Ogni cammino di conversione inizia quando ci lasciamo raggiungere dalla Parola e la accogliamo con docilità di spirito. Vi è un legame, dunque, tra il dono della Parola di Dio, lo spazio di ospitalità che le offriamo e la trasformazione che essa opera. Per questo, l’itinerario quaresimale diventa un’occasione propizia per prestare l’orecchio alla voce del Signore e rinnovare la decisione di seguire Cristo, percorrendo con Lui la via che sale a Gerusalemme, dove si compie il mistero della sua passione, morte e risurrezione.
Pubblichiamo di seguito il Messaggio del Santo Padre Leone XIV per la XXXIV Giornata Mondiale del Malato 2026 sul tema “La compassione del Samaritano: amare portando il dolore dell’altro”:
Messaggio del Santo Padre
La compassione del samaritano: amare portando il dolore dell’altro
Cari fratelli e sorelle!
La XXXIV Giornata Mondiale del Malato sarà celebrata solennemente a Chiclayo, in Perù, l’11 febbraio 2026. Per questa circostanza ho voluto riproporre l’immagine del buon samaritano, sempre attuale e necessaria per riscoprire la bellezza della carità e la dimensione sociale della compassione, per porre l’attenzione sui bisognosi e sui sofferenti, come sono i malati.
Oggi celebriamo la Festa della Santa Famiglia e la Liturgia ci propone il racconto della "fuga in Egitto". È un momento di prova per Gesù, Maria e Giuseppe. Sul quadro luminoso del Natale si proietta infatti, quasi improvvisamente, l’ombra inquietante di una minaccia mortale, che ha la sua origine nella vita tormentata di Erode, un uomo crudele e sanguinario, temuto per la sua efferatezza, ma proprio per questo profondamente solo e ossessionato dalla paura di essere spodestato.
Nel suo regno Dio sta realizzando il miracolo più grande della storia, in cui trovano compimento tutte le antiche promesse di salvezza, ma questo lui non riesce a vederlo, accecato dal timore di perdere il trono, le sue ricchezze, i suoi privilegi.
A Betlemme c’è luce, c’è gioia. Ma di tutto ciò niente riesce a penetrare oltre le difese corazzate del palazzo reale, se non come eco distorta di una minaccia, da soffocare nella violenza cieca. Proprio questa durezza di cuore, però, evidenzia ancora di più il valore della presenza e della missione della Santa Famiglia che, nel mondo dispotico e ingordo che il tiranno rappresenta, è nido e culla dell’unica possibile risposta di salvezza: quella di Dio che, in totale gratuità, si dona agli uomini senza riserve e senza pretese.
In Egitto, infatti, la fiamma d’amore domestico a cui il Signore ha affidato la sua presenza nel mondo cresce e prende vigore per portare luce al mondo intero. Mentre guardiamo con stupore e gratitudine a questo mistero, pensiamo alle nostre famiglie, e alla luce che pure da esse può venire alla società in cui viviamo. Il mondo, purtroppo, ha sempre i suoi “Erode”, i suoi miti di successo ad ogni costo, di potere senza scrupoli, di benessere vuoto e superficiale, e spesso ne paga le conseguenze in solitudine, disperazione, divisioni e conflitti. Non lasciamo che questi miraggi soffochino la fiamma dell’amore nelle famiglie cristiane. Al contrario, custodiamo in esse i valori del Vangelo: la preghiera, la frequenza ai sacramenti – specialmente la Confessione e la Comunione – gli affetti sani, il dialogo sincero, la fedeltà, la concretezza semplice e bella delle parole e dei gesti buoni di ogni giorno.
Papa Leone XIV
VaticanNews