Omelia di Domenica 24 Maggio 2026 - Domenica di Pentecoste, Anno A
Qualche minuto fa abbiamo pregato così: “O Padre, che santifichi la tua Chiesa in ogni popolo e nazione, diffondi sino ai confini della terra i doni dello Spirito Santo.” Le parole “in ogni popolo e nazione” e “sino ai confini della terra” dicono che l’azione dello Spirito Santo è dappertutto, è in ogni angolo della terra. Una caratteristica di Dio è la sua universalità. Dio ha dei prediletti? Sì, tutti. Dio ha dei preferiti? Sì, tutti. Dio ha degli amici? Sì, tutti. La festa di Pentecoste di oggi ci ricorda che di Dio nessuno ha l’esclusiva, di Dio nessuno ha il monopolio, neppure noi cristiani. In tanti anni che son prete, quante volte ho constatato che Dio tocca il cuore di chi io non avrei mai immaginato. Poi è vera una cosa: se la presenza di Dio è in tutti, è altrettanto vero che non è percepita da tutti allo stesso modo: in tanti (noi ad esempio) Dio è presenza consapevole, in altri Dio è nostalgia di Dio, in altri ancora Dio è desiderio di Dio. Tutte queste sfumature ci sono.
Ora, sorge una questione. La descrivo raccontandovi un episodietto. Un giovane un giorno mi provocò così: “Se tu don fossi nato a Teheran, saresti cresciuto tutto mussulmano, arrivando fin ad essere fiero della tua religione. E da mussulmano diresti: “La mia è la religione vera”, come da prete cattolico invece dici: “E’ la cristiana la religione vera.” … Come stanno allora le cose? Io, a questo giovane, dissi più o meno così.
Noi cristiani abbiamo ricevuto un grandissimo dono: il dono d’aver potuto conoscere, apprezzare e incontrare Gesù. E - diciamolo - non ci poteva accadere di meglio. E una volta incontrato Gesù ci siamo ritrovati nelle parole di Charles de Foucauld: “Appena ho conosciuto e incontrato Gesù, ho capito che non avrei potuto far altro che vivere solo per lui.” E’ per questo che Gesù non lo barattiamo con nessuna altra offerta religiosa. C’è un proverbio che dice: Quando hai un diamante non cerchi l'oro. E vero: se possiedi un diamante, non ti passa per la testa di sostituirlo con qualcosa che è di minor valore. E’ come quando siamo innamorati persi di qualcuno. Non facciamo fatica a non innamorarci di qualcun altro, perché la persona che amiamo ci è talmente dentro da impedire a qualunque altro di catturarci il cuore.
Bene, è così anche con Gesù, con una particolarità però. Che è proprio Lui a chiederci d’avere verso le altre fedi e culture, rispetto e stima. Ma c’è di più: il fatto che Gesù sia il nostro numero uno, non significa che Egli non possa amare chiunque altro, a qualsiasi credo o cultura appartenga. Al punto che chiunque può arrivare a proferire parole sante. S. Tommaso d’Aquino arrivò a dire: “Ogni verità, da chiunque venga detta, viene dallo Spirito Santo.”
Nel tirare qualche conclusione, vi consegno tre parole importanti che dobbiamo essere capaci di tenere insieme: identità, umiltà e apertura.
L’identità ci fa essere fieri del nostro essere cristiani e non ci fa barattare la nostra religione con nessun’altra.
L’umiltà c’impedisce di sentirci superiori o giudicanti.
L’apertura ci consente di cogliere la presenza di Dio anche in chi non la pensa come noi.
Credo che la giusta sintesi, e così concludo, sia questa: credenti in Gesù e innamorati di ogni uomo.






