Giovedì Santo
“Prima della festa di Pasqua, Gesù, sapendo che era venuta la sua ora di passare da questo mondo al Padre, avendo amato i suoi che erano nel mondo, li amò fino alla fine.” Così è iniziato il vangelo, che abbiamo appena ascoltato. Le parole “li amò sino alla fine” indicano al meglio chi è stato e chi è Gesù e sono il cuore della sua missione. Le parole “sino alla fine” indicano un amore completo, senza riserve, incondizionato. Chiediamoci che significato esse possono avere per noi, oggi. Rispondo con una domanda e una risposta > Quand’è che ha senso la tua vita? Risposta: quando metti più amore che puoi in tutto quel che fai.
- Una famiglia amica di Correggio, ieri, m’ha scritto chiedendomi di inviarle 3 parole per vivere al meglio ciascuno dei 3 giorni del Triduo pasquale. Ci ho pensato un po’, son stato tentato di non rispondere anche per le tante cose che in questi gg. devo fare. Poi mi sono ricreduto e questa mattina presto, le ho scritto. Riflettendo, ho ritenuto che le cose scritte per quella famiglia potessero andar bene anche per questa mia omelia. Eccole queste tre parole.
- Parola per oggi (giovedì santo) e domani (venerdì santo): dare amore anche nel caso che mancasse la riconoscenza. Un antico principio cristiano dice: non fare del bene agli altri per sentirti dire grazie. Il grazie che ricevi è già dentro il bene che fai.
- Parola per domani (venerdì santo) e dopodomani (sabato santo): dare amore pur se ci si trova nella fatica e nel dolore. Qualcuno ha detto che l’amore è come una rosa, ma ogni rosa ha le sue spine. E cioè: non c’è amore senza gioia, ma nemmeno senza qualche dolore. Disse un giorno il cardinale Martini: “Chi ama molto soffre molto e gioisce molto, chi ama poco soffre poco e gioisce poco.”
- Parola per il sabato santo e la domenica di Pasqua: Sappi che l’amore continua anche quando si deve tacere e le spiegazioni non si possono dare. C’è una canzone della cantautrice italo-argentina Amanda Roberts che dice: “A volte per amare devi dare tutto, altre volte niente.” E’ verissimo: amare non è sempre dare, si ama anche quando non si riesce ad avere le parole giuste da dire, si ama anche quando non si è nelle condizioni di dare tutto ciò che si vorrebbe dare.
Questa famiglia amica di Correggio ha risposto a queste 3 mie indicazioni dicendo che si tratta di cose, insieme, belle e difficili. E ha aggiunto: “Sai cosa faremo don Fernando? Usciremo di casa per recarci alla Messa del giovedì santo, rivivremo l’ultima cena, e sapendo che il brevetto dell’amore è solo Gesù ad averlo, gli chiederemo di passarcelo.
Venerdì Santo
In questa mia breve omelia voglio partire dal Vangelo di domenica scorsa, domenica delle palme. E’ un Vangelo in cui è evidente una contraddizione: se quella domenica tutto il popolo era osannante verso Gesù mentre entrava in Gerusalemme, il venerdì santo (5 giorni dopo), durante il processo-farsa a Gesù, quello stesso popolo gridò cose opposte: Libera Barabba, non Gesù! E ancora: Crocifiggilo! Perché questi 2 atteggiamenti opposti? Risposta: perché ‘popolo’ è una parola bella ma anche ambigua: non poche volte il popolo è pauroso, è vigliacco, tende a montare sul carro del vincitore e a unirsi al vento favorevole del momento. Ora, da questa brutta figura è possibile trarre alcuni insegnamenti per noi.
1) Siamo chiamati non ad adeguarci alla mentalità dominante, ma a differenziarci. Siamo chiamati non ad appiattirci sul pensiero dominante, ma a distinguerci, proprio come dice il Vangelo: “essere nel mondo ma non del mondo.”
2) Ogni volta che il mondo è migliorato è sempre stato grazie a pochi, pochi coraggiosi. I mediocri sono sempre folle, i coraggiosi son sempre alcuni. Non è vero che i migliori sono i buoni. I migliori sono i buoni coraggiosi, quelli che si che si espongono, a costo della vita. Fece così Gesù, che pagò la sua bontà coraggiosa con la vita.
3) Un valore/un ideale non è giusto perché ha l’adesione della maggioranza. Se è vero che Gesù ebbe al suo stretto seguito 12 uomini e di questi 12 solo uno (Giovanni) lo seguì fin sotto la croce, è segno che Gesù morì pressoché solo. Tutto questo forse vuol dire che Gesù non era un giusto? No! Anzi, la vicenda di Gesù c’insegna che quando tutti son d’accordo con noi, forse è il momento che ci venga qualche sospetto. Cosa disse Gesù un giorno? “Guai quando gli uomini diranno tutti bene di voi.”
Gesù, la tua morte in croce in solitudine, ci aiuti a capire che seguirti non è seguire
le cose che vanno di moda, ma le cose durevoli, quelle che sono via al Paradiso.
Sabato Santo
“Presto, andate a dire ai suoi discepoli: "È risorto dai morti, e vi precede in Galilea; là lo vedrete". Così s’è concluso il Vangelo appena ascoltato. Mi son chiesto: perché Gesù diede agli apostoli l’appuntamento a trovarsi tutti “in Galilea”? Risposta: perché fu dalla Galilea che partì l’avventura di Gesù e gli apostoli. Quell’invito era di fatto un invito a ritornare nel luogo dove per la prima volta il Signore li aveva cercati e chiamati a seguirlo. In questo modo avrebbero potuto ricominciare il cammino insieme. La Galilea fu il luogo del primo incontro “Gesù- apostoli”, il luogo del primo amore, quando, lasciate le reti, si misero a seguire Gesù, ascoltando la sua predicazione e assistendo ai prodigi che compiva. E’ vero, lungo il tempo, erano cambiate le cose: gli apostoli non riuscirono sempre a comprendere Gesù fino in fondo, avevano frainteso tante sue parole e addirittura davanti alla sua crocifissione scapparono lasciandolo solo. Tuttavia, malgrado questa figuraccia, Gesù Risorto si presenta, quasi dimenticando di essere stato abbandonato, e con quel suo invito voleva dire:
Vi ricordate quando ci conoscemmo a Cafarnao, sulle rive del Giordano, quando accettaste di seguirmi? Che bel periodo fu quello? Eravamo carichi, contenti, pronti ad affrontare insieme l’avventura dell’annuncio del Vangelo. E allora dai, ripartiamo .. ripartiamo da dove abbiamo iniziato. Ricominciamo. Rimettiamoci in cammino. Vi voglio nuovamente con me, anche se è avvenuto tutto quel che nel frattempo è avvenuto.
Che dire? Grande il nostro Gesù! Traccia sentieri nuovi dentro le strade delle nostre sconfitte. Qui sta la bella notizia che la Pasqua ogni anno fa risuonare: è possibile ricominciare sempre, perché sempre c’è una vita nuova che Dio è capace di far ripartire al di là di tutti i nostri fallimenti. Dalle macerie del nostro cuore Dio può costruire un’opera d’arte. L’invito dell’angelo “andate in Galilea” era un modo per dire “Tornate a casa, là ci sarà Gesù ad aspettarvi e insieme a lui, darete il via ad una nuova partenza.
In fondo la Pasqua ci ricorda una verità di sempre: vivere è cominciare, sempre, ogni giorno. In società con Lui, s’intende.
Domenica di Pasqua
Se Gesù non fosse risorto e il suo corpo fosse rimasto nel sepolcro, non ci sarebbe stato il cristianesimo. Quanti grandi della storia hanno avuto una vita mirabile, ma una volta morti, morti son rimasti. È invece la risurrezione il punto centrale della vita di Gesù: da lì è partito il cristianesimo, per poi diramarsi n tutto il mondo. Lo so, per tanti è difficile accettare la risurrezione: è un miracolo, e i miracoli non hanno spiegazioni umane, sono spiegabili solo a partire da Dio, a cui niente è impossibile.
- Nel pensare a questa mia omelia pasquale ho dato uno sguardo, nei Vangeli, al modo con cui Gesù, appena risorto, incontrò i suoi apostoli. E cos’ho notato? Ho notato una cosa che chiamo così: non prendersela. Mi spiego.
Durante la passione e crocifissione di Gesù, gli apostoli, eccetto Giovanni, se la diedero a gambe, temendo pure loro di fare quella brutta fine. Ebbene, Gesù, una volta risorto, non gli passò per niente dalla testa di farla pagare a chi lo aveva lasciato solo a morire. Non sentì il bisogno di prendersela con nessuno per quanto gli era successo. Gesù si rialzò dalla morte, privo di qualsiasi spirito di rivalsa. Un altro si sarebbe preso una bella rivincita, Lui no. Lui era di un’altra pasta. Nessun risentimento c’era nel suo cuore, ma solo il desiderio di continuare la bella amicizia che aveva vissuto coi suoi apostoli. Anche se le cose tra lui e loro avevano preso la piega che ben sappiamo, Gesù ci teneva troppo a riannodare coi suoi amici il bel legame d’un tempo.
- D’altronde, chi ama davvero fa così: si scopre capace non di conteggiare e rinfacciare i torti subiti, ma di ripristinare al più presto il legame, messo a dura prova. Proviamo a pensare a quando capita a noi di rimanerci male o di prendercela troppo: anziché star lì a brontolare, a puntualizzare o semmai a decidere una piccola vendetta, non sarebbe più risolutivo fare come Gesù, cioè attivare in noi tutte le forze di amore che possediamo? Chi prende tutto sul personale e si offende facilmente ha in Gesù un ottimo esempio da cui imparare.
- Sta qui il dono grande che la risurrezione di Gesù ci offre: il dono di riuscire a lasciarci alle spalle le cose brutte e ricominciare a vivere. C’è una legge psicologica che dice: chi è ferito, ferisce. Gesù non s’è attenuto a questa logica: per questo si offre di aiutarci a essere pure noi come Lui. A chi di noi esce ammaccato e dolorante da una storia, Gesù è lì, pronto a farci di nuovo guardare avanti.
- Voglio qui riprendere un passaggio dell’omelia di ieri sera Calerno. Qualcuno s’è chiesto: perché Gesù, appena risorto (ed era a Gerusalemme) diede appuntamento ai suoi apostoli in Galilea, che non era proprio lì vicino? Provo a dare la risposta.
Amici, vi ricordate quando ci conoscemmo in Galilea? Eravamo a Cafarnao, sulle rive del Giordano, vi chiesi di seguirmi e voi accettaste. Che bel momento fu quello!? Eravamo carichi, contenti, pronti ad affrontare insieme l’avventura dell’annuncio del Vangelo. E allora dai, ripartiamo .. ripartiamo da dove abbiamo iniziato, in Galilea. E’ vero, tu Pietro mi hai rinnegato 3 volte e quasi tutti voi altri ve la siete data a gambe, ma cosa vuol dire? Nulla c’impedisce di poter tornare ad essere una comunità di amici. Dai, riprendiamo a stare insieme, rimettiamoci in cammino. Vi voglio nuovamente con me. Son sicuro che riusciremo di nuovo a fare grandi cose.
Ecco la Pasqua! Questa bellissima festa ogni anno è portatrice di una verità di sempre: se Gesù è con noi, diviene possibile ricominciare, sempre, ogni giorno.
Lunedì dell’Angelo
“..abbandonato in fretta il sepolcro, le donne corsero a dare l’annuncio ai suoi discepoli. Così è iniziata la lettura del Vangelo di questo lunedì dell’Angelo. Quest’annuncio che diedero le donne non diceva però ‘Gesù è risorto’, ma ‘non c’è più il corpo di Gesù nel sepolcro’. In quel mattino di Pasqua, il primissimo annuncio non fu Gesù è risorto! ma: Il corpo di Gesù non c’è, il sepolcro è vuoto. Dove mai potrà essere? Chi può averlo prelevato? All’alba di quel mattino di Pasqua non fu annunciato un corpo presente ma un corpo assente. Anche nel vangelo che ascolteremo nella Messa di domani, sentiremo M. Maddalena dire: hanno portato via il mio Signore e non so dove l’hanno posto. Io adesso voglio soffermarmi su queste parole della Maddalena e chiedermi: se Gesù non è più nel sepolcro, dove mai potrà essere? Provo a dare una risposta attualizzante.
> Quando nella tua famiglia o nelle tue amicizie ci si perdona, ci si riconcilia, si fa pace, ci si riabbraccia, è segno che Gesù dal sepolcro è atterrato nella tua famiglia.
> Quando abbandoni l’orgoglio, quando cessi di fare il sostenuto, quando diventi più consapevole delle tue fragilità e assumi atteggiamenti più umili e più di ascolto, è segno che Gesù dal sepolcro è passato a te.
> Quando, qualsiasi cosa ti accada, non ti lasci rubare la speranza e continui ad amare la vita, stanne certo, è perché Gesù dal sepolcro dov’era, ha traslocato da te.
> Quando capisci che la Pasqua non è solo una festa, ma un modo di vivere, meglio un vedere la vita con gli occhi della speranza, bè, tutto questo è dovuto al fatto che Gesù, dal sepolcro dov’era, è atterrato nel tuo cuore.
Ecco alcune risposte alla domanda di M. Maddalena: Dimmi, dove hanno posto il corpo del mio Signore?
Concludo: “Gesù risorto, aiutaci a cercarti dove sei e non in sepolcri vuoti o tra le banalità. Aiutaci a cercarti là dove la vita nasce, cresce, soffre, gioisce e chiede aiuto, perché è lì che tu ami abitare.”






