Omelia di Domenica 15 Marzo 2026 - V Domenica di Quaresima, Anno A
Abbiamo ascoltato dal Vangelo il lungo racconto della morte e risurrezione di un amico di Gesù, si chiamava Lazzaro. La frase centrale del brano è là dove Gesù dice: “io sono la resurrezione e la vita”. Si tratta di un’affermazione molto importante, con cui Gesù si dice in grado di far risorgere le persone spente e di dare vita là dove c’è carenza di vita. Diciamo subito allora: “Signore, se sei ‘risurrezione e vita’, rialzaci ogni volta che ci vedi a terra, rialzaci ogni volta che vedi che non ce la facciamo, rialzaci ogni volta che siamo senza speranza, rialzaci ogni volta che ci vedi falliti o umiliati.” Ho pensato di commentare questa frase di Gesù ponendomi la domanda: quand’è che le parole di Gesù “io sono la resurrezione e la vita” si compiono nelle nostre vite? Rispondo attraverso sei esempi.
1) Tu fai l’esperienza di Gesù che ti risuscita quando nella tua famiglia o nelle tue amicizie c’è una rinascita, un nuovo inizio grazie a una riconciliazione o un perdono difficile, avvenuti.
2) Tu fai l’esperienza di Gesù che ti risuscita quando capisci che piangersi addosso non serve a niente, e di conseguenza non maledici mai qualunque cosa ti accada.
3) Tu fai l’esperienza di Gesù che ti risuscita quando non ti dai mai per vinto e niente ti fa dimettere dalla vita.
4) Tu fai l’esperienza di Gesù che ti risuscita quando possiedi un’infinita pazienza di ricominciare, di ripartire, anche se tutto attorno a te, dice: “ma lascia perdere!”
5) Tu fai l’esperienza di Gesù che ti risuscita quando riaccendi le persone spente, quando ridai voglia di vivere a chi è abbattuto e quando riesci ad amare sempre, ovunque e comunque.
6) Tu fai l’esperienza di Gesù che ti risuscita quando pensi in positivo, parli in positivo, vedi in positivo.
Ecco, se queste sei cose avvengono nella nostra vita di credenti, lo dobbiamo a Gesù che è “resurrezione e vita.”
Nel secolo scorso visse un bravissimo prete milanese, don Carlo Gnocchi. Fu un sacerdote talmente bravo che Papa Benedetto nel 2009 lo beatificò. Egli fece tante cose, tra cui il cappellano militare. Seguì gli alpini nella ritirata russa: 650 Km. nella steppa a 40° sotto zero. Fu lui a raccontare che tra questi alpini, alcuni, forti della speranza di riabbracciare la moglie e di baciare i loro figli, riuscirono a tener duro, superando difficoltà ai limiti dell’impossibile.
Ecco spiegata la frase di Gesù io sono la resurrezione e la vita.
Gli diciamo: “Gesù, se quei soldati, pazientando e attendendo, riuscirono a rivedere e a riabbracciare moglie e figli, aiutaci ad avere la medesima forza, per far fronte a tutto quanto la vita riserva.”






