Omelia di Domenica 22 Febbraio 2026 - I Domenica di Quaresima, Anno A
“Non di solo pane vive l’uomo, ma di ogni parola che esce dalla bocca di Dio.” E’ una frase di Gesù appena ascoltata nel Vangelo. La parola “pane” fa riferimento ai beni materiali (il cibo, la casa, i soldi, il cellulare, i vestiti…). Questa prima domenica di Quaresima ci chiede di interrogarci sul rapporto che abbiamo con le cose. Il punto è questo: cibo, soldi, casa, vestiti, ecc. sono cose che come ci vogliono, non bastano però a renderci felici.
> Quando al cibo, ai soldi, al cellulare, alla casa, che deve sempre essere pulita e in ordine, si dà troppa attenzione, a farne le spese sono cose più importanti, come le relazioni (in famiglia, con gli altri, con Dio).
> Non è forse vero che spesso la ricchezza, anziché rendere più generosi, rende egoisti? Non ci chiediamo mai perché in tempi di miseria c’era più solidarietà che in tempi di benessere? Non è forse vero che quando tu credi di possedere le cose, in realtà sono le cose a possedere te?
> Ancora. Quando si possiede tanto non si riesce a capire la sofferenza di chi possiede poco. Sta qui il guaio di tanti politici: avendo un tenore di vita alto, non riescono a capire il disagio di chi è nella precarietà. La disperazione dell’altro, un conto è vederla scorrere per TV, altro conto è averla davanti a sé, a un metro di distanza.
> Continuo. Le parole “non di solo pane vive l’uomo” ci dicono anche che non è vero che possedere cose sia il modo migliore per star bene. A che serve una buona pizza se il cuore è gonfio di tristezza! A che serve una tavola imbandita delle migliori vivande se chi è a tavola non ha voglia di parlare? Se ci manca la pace dentro, anche i cibi più buoni si mangiano mal volentieri. Non diciamo a volte: “Son talmente giù di corda che m’è passata la voglia di mangiare?” Occorre guardarsi da quell’equivalenza sbagliata che dice: per essere bisogna avere. No, non è così. C’è un primato dell’essere sull’avere. Sto pensando a tanti ragazzi che scoppiano di gioia appena indossano scarpe nuove firmate. Mi chiedo: far dipendere la felicità da delle scarpe non è un po' poco? Non so se sappiate di quel ragazzo che si lamentava sempre perché i genitori non gli compravano le scarpe firmate. Finalmente le ottenne. Poi però qualche giorno dopo passando davanti a un supermercato e vedendo un uomo senza gambe, smise di lamentarsi.
> Ancora. Avere una bella casa non risolve i problemi in famiglia, uno zainetto perfetto non fa lo scolaro perfetto. Vi sono famiglie tristi in case in cui non manca nulla e famiglie felici in case modeste. Occhio poi a un meccanismo perverso: quante volte entrando in un negozio va a finire che acquistiamo più roba di quel che avevamo previsto. Un tempo si cercava acqua perché si aveva sete, oggi è il semplice vedere qualcosa di interessante che te la fa acquistare. Insomma, occorre che tutti vigiliamo sulla voglia di avere cose, perché lì s’annida un forte potere condizionante.
Signore, come ogni domenica ti diciamo GRAZIE! La tua parola è sempre una luce, è sempre scuola di vita. Aiutaci a far confluire le tue parole in decisioni concrete.






