Omelia di Domenica 15 Febbraio 2026 - VI Domenica del Tempo Ordinario, Anno A
Venire a Messa la domenica è scuola di vita, perché ogni volta si torna a casa più ricchi interiormente. Tante sono le cose che ci ha appena detto Gesù nel Vangelo: mi soffermo su un paio di esse.
1) “Chi dice al proprio fratello stupido, sarà sottoposto a giudizio e chi gli dice pazzo, sarà destinato al fuoco della Geènna.” Qui Gesù ci ricorda il peso che hanno le parole. Certe parole non lasciano mai le cose come sono, perché scuotono o allietano o feriscono.
C’è chi, sentendosi dire “ti lascio” va in depressione, come chi, sentendosi dire “ti amo” tocca il cielo con un dito. Per il Vangelo il tema ‘parole/ linguaggio’ è molto importante perché le parole che diciamo dicono chi siamo, rivelano qualcosa di noi. Nel comandamento di Gesù “ama il prossimo tuo” rientrano anche le parole: esse possono fare tanto bene come tanto male. L’espressione di Gesù “fuoco della Geenna” fa riferimento al ‘rischio-inferno’ e la cosa potrebbe sembrare esagerata, ma non lo è. Perché certe parole uccidono, non il corpo, ma il cuore. Il Vangelo utilizza l’immagine della Geenna. Cos’era la Geenna? Era l’immondizzaio, la discarica di Gerusalemme. La Geenna era quel vallone alla periferia di Gerusalemme, dove si bruciavano le immondizie della città, da cui saliva un fumo acre e cattivo. Gesù, dicendo ‘Geenna’, voleva dire: se tu disprezzi e insulti qualcuno, fai della tua vita una spazzatura, rendi te stesso un immondizzaio. Gesù questa mattina ci dice: “Occhio alle parole che usi!” Vi faccio un esempio. Tra amici e tra sposi non si devono sentire certe parole, semmai poi scusandosi dicendo che era uno scherzo. Proprio per il peso che hanno, certe parole possono minare l’unità di un rapporto. Quando ci si vuole bene, ci si tratta bene. Tra coniugi, tra fidanzati, in famiglia, certe parole non si devono nemmeno pensare.
2) Passo ad una seconda espressione di Gesù. “Sia il vostro parlare sì, sì e no no”: è un invito alla sincerità e alla coerenza. Le relazioni devono avere meno fingimenti possibili. L’altra sera, durante un incontro in parrocchia, si diceva: i migliori son sempre quelli che al mattino devono lavarsi una faccia sola. Dato che appena prima del sì sì, no no, Gesù menziona l’amore matrimoniale, voglio collegare le due cose citando un’espressione della Bibbia: “l’amore non conosca finzione.” Che è come dire: non fingete mai nell’amore. Non c’è cosa più triste di dire: “Ti amo” sapendo che non è così. Non c’è cosa più triste di ingannare chi ti vuole un sacco di bene. Se dici “io ti amo”, ricòrdati che dici una parola forte, una parola che fa breccia nel cuore dell’altro. Certe parole cambiano tutto. E tengo a precisare che l’amore tra un uomo e una donna più che perfetto deve essere vero. La perfezione è solo di Dio e quindi le nostre relazioni perfette non saranno mai. L’importante però è che non siano finte ma vere. E’ meglio essere veri più che perfetti.
Gesù, come sempre, GRAZIE! Aiutaci a mettere in pratica le parole belle ed esigenti del tuo Vangelo.






