Omelia di Domenica 25 Gennaio 2026 - III Domenica del Tempo Ordinario, Anno A
Questa mattina ci aiutano a capire il Vangelo di questa domenica quattro pescatori, più precisamente due coppie di fratelli: Pietro e Andrea, Giacomo e Giovanni, i quali abitavano a Cafarnao, proprio dove Gesù, lasciata Nazareth, era andato ad abitare. Cafarnao era una località sulle rive del lago di Tiberiade. Lì abitavano popolazioni e religioni diverse. Terra pagana, terra di pescatori, dove passava tanta gente, dove c’era il mercato quasi tutti i giorni. Bè, un giorno, Gesù nel camminare tranquillo sulle rive del lago, s’accorge di quei quattro pescatori, e che fa? Li raggiunge e s’intrattiene con loro… e a un certo punto fa loro una proposta choc: “Perché non vi mettete in società con me? Non per dare vita ad una società di pesca, ma ad una società dedita all’annuncio del vangelo.”
Quelli si guardarono in faccia e dissero tra loro: ”Ma che razza di proposta ci sta mai facendo, costui?” Tuttavia non rigettarono la proposta, perché lo sguardo di Gesù li aveva colpiti. Si presero una pausa di riflessione (ne parlarono in famiglia) e dopo un po' andarono a riferire a Gesù che accettavano. Avevano avvertito in quel rabbì di Nazareth qualcosa di fascinoso, che nessun altro aveva. E come andò a finire? Che mettendosi al seguito di Gesù, la loro vita cambiò totalmente. Mi vien in mente un celebre detto: “Chi è chi ti ama davvero? Chi ti aiuta a diventare il meglio che puoi diventare.” Così fu di quei quattro pescatori, grazie a Gesù: stando con Lui, arrivarono essere il meglio che potevano essere.
* In fondo, la proposta di Gesù era questa. Il mondo vi offre soluzioni facili, che consistono in guadagni grandi e immediati. Ma è un’altra la strada da seguire: è la strada del dono di sé agli altri, dell’impegno, della fede, del servizio ai più deboli. Se così farete, credetemi, avvertirete che non c’è modo migliore d’impiegare la propria vita. Quindi, non confondete felicità con facilità: mai la facilità è stata la strada per la felicità. E come ho detto prima, cosa avvenne? Che Gesù con queste parole fece presa su quei quattro pescatori. Riuscì a portarli a sognare: capirono che una vita senza uno scopo, senza un ideale, senza un sogno è la più miserevole di tutte le vite.
* Quand’ero in Seminario, i nostri educatori amavano ripeterci: “Nel mondo c’è una via che nessuno può percorrere all’infuori di te. E sappi che ciò che è destinato per te, ti raggiungerà. Ciò che Dio ha pensato per te, troverà il modo di raggiungerti. A te è chiesto di accettare questa proposta.”
Quando tengo degli incontri con i ragazzi qui in parrocchia, spesso mi vien da citare l’antico saggio: “Sono due i giorni più importanti della vita, quello in cui sei nato e quello in cui capisci perché.” Ebbene, è questo ‘perché’ che Gesù a venuto ad annunciare a tutti, un ‘perché’ che coincide con la sua persona. In breve, per Gesù vivere non è un mestiere è una vocazione. Per Gesù, vivere non è un esistere, è una missione. Per Gesù, vivere è una sequela, la sequela di Lui, l’unico che ha il brevetto della vita, dell’amore, della fede e di ogni altro valore.
Signore, ci ha fatto bene questa mattina riflettere sulla decisione a
seguirti da parte dei tuoi primi apostoli: aiutaci ad essere pronti per te, come lo furono loro.






