Omelia di Domenica 4 Gennaio 2026 - I Domenica di Natale, Anno A
E’ la terza volta in dieci giorni che a Messa ascoltiamo questa pagina di vangelo. Si tratta di un brano contenente parole non tutte facili, ma ricche di sapienza. Mi limito a due sottolineature.
1) La prima si collega a quanto non abbiamo fatto lungo l’anno passato, il 2025. Quante occasioni perdute! Quante accoglienze mancate! Quante parole non dette e che invece andavano dette! Quanto abbracci non dati! Quanti grazie o scusa non detti! Sto parlando così perché il Vangelo ci ha detto: “Gesù venne fra la sua gente ma i suoi non l’hanno accolto.” Ora, non si accoglie Gesù anche quando non cogliamo le occasioni di bene che Lui dissemina lungo le nostre giornate. Chiediamoci: che abbiamo fatto di tutte le occasioni di bene che il Signore ha collocato nei 365 giorni del 2025? Qui sta un primo monito del Vangelo di oggi, 4 gennaio, un monito di cui ho parlato ai ragazzi in campeggio qualche giorno fa. Ho detto loro: “se tu dovessi ringraziare Dio per tutto quello che ti dona, non ti resterebbe il tempo per lamentarti per tutto quello che ti manca.”
2) Passo ad un secondo spunto di riflessione, lo traggo da questa frase del Vangelo: “a quanti hanno accolto Gesù, ha dato il potere di diventare figli di Dio.” Dice: figli di Dio. Essere figli e sentirsi figli: cosa c’è di più bello?! Essere figli è sentirsi amati, sentirsi di qualcuno, sentirsi al sicuro. Non è vero che noi non siamo di nessuno: noi siamo di un Padre celeste buono, che ha nome Dio. Non c’è cosa più brutta del non sentirsi figli, cioè del non sentirsi con nessuna paternità, nessuna fraternità, nessuna relazione, nessuna appartenenza. Ora, cos’è una parrocchia se non l’offerta di una simile appartenenza? Vedete, il punto non è essere soli, ma sentirsi soli. La peggior solitudine è non sentirsi a proprio agio ovunque ci si trova. Non è forse vero che a volte nella vita ci sentiamo soli, pur circondati da persone? E’ un’esperienza che facciamo quando nessuno ci capisce, nessuno ci apprezza, nessuno ci cerca, a nessuno importa di noi. Non dimenticherò mai la sfogo di una persona che mi disse: “Quando la mattina non ti sveglia nessuno… quando la sera non ti aspetta nessuno… quando puoi fare quello che vuoi, come chiami tutto questo? Libertà o solitudine?” Bè, la ragione del Natale sta proprio qui: Gesù col Natale è entrato nel mondo per colmare le nostre solitudini. Non a caso uno degli appellativi natalizi di Gesù è Emmanuele (= Dio con noi).
Mi fermo… lasciando una domanda: la Messa che stiamo celebrando non è esattamente l’offerta di una compagnia? La compagnia di Gesù? E allora non sciupiamo quanto stiamo celebrando.






