Omelia di Domenica 23 novembre 2025 - XXXIV Domenica del Tempo Ordinario, Anno C
Il Vangelo di questa domenica ci pone innanzi una scena per nulla gradevole: siamo nei pressi di Gerusalemme, sul monte Calvario, ci sono tre croci, a cui sono appesi Gesù e due malfattori. Gesù ha chiuso così la sua esistenza terrena. Pensate, l’ultimo atto di Gesù prima di morire fu un gesto di perdono; l’ultima compagnia di Gesù prima di morire fu quella di due delinquenti; l’ultima parola di Gesù prima di morire fu una dichiarazione che vorremmo sentirci rivolgere tutti (“Oggi stesso tu sarai con me in Paradiso”).
Ora, il fatto che uno dei due malfattori venne da Gesù perdonato qualche istante prima della morte, fu qualcosa di inatteso e sorprendente. Mi spiego. Questo malfattore non pretendeva per sé il Paradiso (era conscio di essere stato un delinquete), lui si limitò a chiedere a Gesù un ricordo (ricordati di me quando sarai in Paradiso). Ma Gesù andò molto più in là, lo perdono dicendo: “Oggi stesso sarai con me in Paradiso.” Gesù dunque, morì perdonando, Gesù morì regalando il Paradiso a un malfattore, Gesù morì in compagnia di due peccatori. Tutto questo la dice lunga su chi è Gesù e su come, di conseguenza, dobbiamo essere noi cristiani. Pensate: dopo la morte di Gesù, il primo santo/il primo a entrare in Paradiso fu un delinquente... pentito. Disse Papa Francesco: “quel ladro in croce fu ladro fino all’ultimo, riuscì fin a rubare il Paradiso.”
Bene, tutto questo ci interpella: c’interpella sul tema del perdono. Perdonare è il gesto che più ci avvicina allo stile di Dio. Più passano gli anni, più mi convinco che nelle famiglie come nelle amicizie, il perdono è una delle cose più necessarie, perché riesce a ricomporre relazioni spezzate, e può fin rendere la relazione più bella di prima. Ogni perdono ricostruisce sia il cuore di chi è stato ferito, sia il cuore di chi ha ferito. E ridà la possibilità di guardarsi negli occhi serenamente. Come si può nella vita non perdonare o non chiedere perdono, quando tutti collezioniamo sbagli su sbagli. Si sbaglia per rabbia, si sbaglia per amore, si sbaglia per gelosia. Si sbaglia per cattiveria. Si sbaglia per debolezza. Si sbaglia per stupidità. In una parola, si sbaglia perché non si è perfetti, semplicemente perché si è umani. Ci sono casi di familiari o parenti o amici, tra i quali non ci si parla più, non ci si cerca più. E quanto sono pesanti situazioni del genere! In questi casi occorre osare, occorre un sussulto interiore, occorre un gesto forte e dire tra sé e sé: “Ora basta, bisogna che io faccia un passo verso la riconciliazione, lo devo e lo voglio fare.” Certo, ci vuole coraggio, sforzo... ma alla fine il bene quando prevale, fa risorgere e dà tanta pace.
“Gesù, oggi 23/11, la liturgia ti invoca come Re dell’universo, un Re davvero anomalo se il tuo trono è una croce e se il tuo potere lo eserciti perdonando. Gesù, aiutaci a perdonare sempre, ovunque e comunque.”






