Omelia di Domenica 16 novembre 2025 - XXXIII Domenica del Tempo Ordinario, Anno C
Probabilmente vi sarete meravigliati delle parole catastrofiche del Vangelo che abbiamo appena ascoltato. “Si solleverà nazione contro nazione e regno contro regno, e vi saranno in diversi luoghi terremoti, carestie e pestilenze; vi saranno anche fatti terrificanti e segni grandiosi dal cielo.” Perché questa descrizione? Perché Gesù, essendo stato interpellato sulle sorti della città di Gerusalemme, ne approfittò per parlare anche della fine del mondo. E lo fece utilizzando il “genere apocalittico” che a quei tempi si usava per parlare di questi temi.
Di questa descrizione colgo una frase su cui vorrei riflettere: “nemmeno un capello del vostro capo andrà perduto.” Che vuol dire: agli occhi di Dio, ciascuno di noi è talmente prezioso che fin ogni nostro capello è importante. Il messaggio è chiaro: davanti a Dio non siamo un numero, ma una persona; davanti a Dio non siamo niente, siamo tutto. Qualche settimana fa mi son trovato a parlare a un gruppo di genitori. Ho detto: Ogni figlio è come se fosse figlio unico, ogni figlio è differente, è irripetibile, insostituibile. Non ci sono figli capitati, ci son solo figli amati. Quando prendi tra le mani il volto di tuo figlio e lo ammiri, sappi che né in passato, né al presente, né in futuro ci sarà un figlio identico a quello lì.
Vi racconto un episodio. Una ventina d’anni fa - ero parroco a Regina Pacis a Reggio - una sposa, dopo anni d’attesa, finalmente rimase incinta. Ma al terzo mese perdette il figlio. L’andai a trovare in Ospedale, nell’entrare nella stanza, la colsi mentre piangeva. C’era lì il medico, il quale per consolarla le diceva: “Signora, non pianga, guardi che se lei vuole, con le tecniche che ci sono oggi, un altro figlio riuscirà ad averlo.” Risposta pungente e piangente di quella mamma: “Ma io era lui che volevo avere... e lui non lo riavrò più.” Tutti rimanemmo ammutoliti. Dissi tra me e me: forse che in una famiglia di cinque figli, se uno dovesse morire, i genitori direbbero: Bè, me ne restano quattro! No, nessun genitore parlerebbe così.
Ora, Gesù, dicendo “nemmeno un capello del vostro capo andrà perduto” voleva dirci proprio questo. Se per lo Stato io sono un file del computer o un codice fiscale, per il Signore invece sono un pezzo unico, insostituibile, di cui non esiste alcun doppione.
Il Vangelo racconta di un pastore, che al rientro delle su 100 pecore nell’ovile, nel contarle s’accorge che ne manca una. Il pastore non dice: “cos’è una su 100?” No!! Corre subito alla ricerca della pecora mancante, finché non la trova. Se in un tram i posti sono interscambiabili, di nessun essere umano è così. Al mondo non esiste una seconda persona uguale a noi. Di nessuno esiste il duplicato. Nessuno ci è identico nei sentimenti, nei pensieri più segreti, nella vocazione.
Ho un consiglio da dare: Ogni tanto al mattino, quando siete in bagno davanti allo specchio, dite col salmo138: Ti lodo Signore perché mi hai fatto come un prodigio. Pure S. Agostino ha una frase stupenda: “Dio ama ognuno di noi come se ci fosse solo uno di noi.”
Grazie o Dio perché è davvero unico e mirabile
l’amore con cui ci accompagni e ci custodisci.






