Omelia di Domenica 2 novembre 2025 - Domenica della Dedicazione della Basilica Lateranense
Questa domenica ci mette davanti un Gesù in un atteggiamento più unico che raro. Si tratta dell’episodio della cacciata dei mercanti dal tempio di Gerusalemme, un episodio che s’è stampato così prepotentemente nella memoria dei discepoli da essere riportato in tutti e 4 i Vangeli. Cito il testo: Trovò nel tempio gente che vendeva buoi, pecore e colombe e, là seduti, i cambiamonete. Allora fece una frusta di cordicelle e cacciò tutti fuori del tempio, con le pecore e i buoi; gettò a terra il denaro dei cambiamonete e ne rovesciò i banchi, e ai venditori di colombe disse: ‘Portate via di qui queste cose e non fate della casa del Padre mio un mercato!
Questa combattività di Gesù ci dice che lui, da buon ebreo qual era, amava molto il tempio di Gerusalemme, lo ammirava. Anche per questo s’indignò: non poteva sopportare che ci fosse chi profanava uno dei suoi amori più forti, Gerusalemme e il suo tempio.
- Racconta la Bibbia che il profeta Zaccaria, nel preannunciare la venuta del Messia, disse che Gesù sarebbe venuto anche per ripulire il tempio di Gerusalemme da ogni elemento di profanazione. Ora, se Gesù quel giorno si comportò così, fu anche per segnalare che se si comportò così, era perché Lui era il Messia atteso.
- Una cosa va detta: probabilmente già un'ora dopo, i mercanti, recuperate colombe e monete, avran rioccupato le loro posizioni. Tutto come prima, allora? No, perché il gesto di Gesù è arrivato fino a noi, con questo insegnamento: non fate dei luoghi sacri (chiese, cimiteri, spazi di preghiera) luoghi di mercato. Gesù in fondo ci dice: “Non fare del mercato la tua religione, non mercanteggiare la tua fede. Non adottare con Dio la logica del baratto dove tu dai qualcosa a Lui (una Messa, un'offerta, una rinuncia...) perché Lui dia qualcosa a te.”
- Forse anche noi abbiamo l’animo di quei mercanti cacciati. Allora c’era il Tempio, ora ci sono le chiese: occhio a non farle diventare luoghi di mercato spirituale, dove offro a Lui preghiere, buone azioni, meriti, per ottenere in cambio favori. Occhio anche a non considerare la Messa domenicale come la tassa settimanale che pago a Dio. La Messa non è una tassa, è un dono; la Messa non si merita, si accoglie.
Signore, insegnaci la vera religiosità. Aiutaci ad essere dei credenti consapevoli che ogni nostro rapporto con te è più un dono tuo che una nostra prestazione.






