Omelia di Domenica 2 novembre 2025 - Commemorazione di tutti i defunti
Penso che tutti, o quasi, conosciate “Il Segno”: è il periodico della parrocchia che arriva o dovrebbe arrivare in tutte le case. Bè, nel numero di questo mese è riportato un testo simpatico: è un breve colloquio tra una nipotina addolorata e la nonna morente. Sentite:
Dice la nonna: “Da lassù continuerò a prendermi cura di te.” E la bimba: “Nonna, ma è quaggiù che mi manchi.” E aggiunge: “In tutti i modi, nonna, quando sarai lassù, mi procurerò una scala molto lunga, per poter salire fino a te e abbracciarti. Spero anche che in Paradiso ci sia un orario di visite: così almeno qualche volta potrò incontrarti e risentire la tua voce.”
E’ un raccontino simpatico e commovente: ci ricorda che la nostra patria è il Cielo e che su questa terra siamo dei pellegrini. E’ il messaggio cristiano a dircelo: il nostro vivere è un viaggio, un viaggio dalla meta luminosa, Dio. In tema di viaggio sentire cosa disse Alda Merini: “Se la gente ricordasse più spesso che su questa terra siamo solo di passaggio, e che questa vita non è eterna, forse riuscirebbe ad essere più umile e meno cattiva.”
- A volte mi trovo a discutere con chi non crede che ci sia la vita eterna. Solitamente gli rispondo così. La vita terrena non restituisce le persone perdute, le lacrime versate, il bene fatto ma non ricambiato. Chi crede che la vita coincida col solo orizzonte terreno sa che nulla torna indietro. Invece, quando Gesù nel Vangelo parla di Paradiso è per dirci che le cose più belle di questa vita (moglie, marito, figli, amici...) non muoiono hanno solo fatto trasloco: le ritroveremo là dove un giorno tutti giungeremo, il Cielo.
- Voglio riferirvi un episodio simpatico. Qualche anno fa mi trovavo al funerale di un caro amico, prete. Presiedeva il rito funebre l’allora vicario generale della Diocesi, mons. Alberto Nicelli. Al momento della preghiera dei fedeli rimanemmo tutti colpiti dalle tante “preghiere dei fedeli”, nelle quali il sacerdote defunto veniva elogiato, con tanto di elenco delle cose buone da lui fatte. La cosa un po' sorprese perché quel parroco, quand’era in vita, veniva spesso criticato. Finito il funerale, mons. Nicelli, sul sagrato della chiesa, disse a qualcuno dei presenti: “E’ facile voler bene ai propri preti, quando son già morti. Perché dobbiamo attendere che muoiano per dire che son stati bravi?” E aggiungeva: “Impariamo a dire bene delle persone quando sono ancora vive. E allora portiamoci a casa questa mattina la frase “E’ facile voler bene ai nostri morti il 2 novembre o il giorno del funerale. Vogliamoci bene da vivi. Farlo da morti è troppo facile.”
Signore, accogli fra le tue braccia i nostri cari la nostra
e ricompensali per tutto il bene che ha compiuto.






