Omelia di Domenica 19 ottobre 2025 - XXIX Domenica del Tempo Ordinario, Anno C
Il Vangelo ci ha raccontato di un giudice disonesto alle prese con una vedova tenace. Inizia così: “C’era una vedova, che andava da un giudice e gli diceva: Fammi giustizia contro il mio avversario.” Simpatica questa vedova: tosta, determinata, fiduciosa. Avendo subito un’ingiustizia, non intendeva darsi per vinta. E infatti la spuntò, riuscendo a ottenere giustizia. E’ una donna che fa riflettere. Dicendo “fammi giustizia” voleva dire a quel giudice di comportarsi davvero da giudice giusto. Come a dirgli: “Sei un giudice o no? E allora fammi giustizia. Se hai scelto di fare il giudice, fallo fino fondo e bene.” E’ come se uno mi dicesse: “Don F. sei un prete, vero? E allora fa’ il prete bene e fino in fondo.” Oppure “Sei un insegnante? Fa bene il tuo lavoro di insegnante.” “Sei un allenatore? Allena con passione e competenza.” Insomma, la vedova del Vangelo ci insegna a non abbandonare la lotta, a resistere anche quando la realtà sembra insormontabile ed è in questo modo che si diviene persone responsabili. In questa terza domenica di ottobre la Parola di Dio ci lancia un appello: l’appello a essere cristiani responsabili, cristiani veri, tutti d’un pezzo, proprio come la vedova del Vangelo.
- Domanda: ma essere cristiani responsabili cosa vuol dire? Io dico che se Gesù fosse qui davanti a noi in carne e ossa, secondo me tre cose ce le direbbe.
La prima - “Imparate a dire di no!” Perché? Perché non si può essere disponibili per tutto. Non si può prendere dappertutto. Dire di no, a volte, non è egoismo, ma rimanere nelle condizioni di fare bene le cose che ci spettano. Il troppo non giova mai, il troppo mette solo agitazione e rende pure indisponenti.
Secondo suggerimento di Gesù: “Stabilite delle priorità!” Perché non tutto ha la stessa importanza. Studiare e giocare, lavorare e svagarsi, impegno e riposo son tutte cose buone, non sono però sullo stesso piano e questo richiede la capacità di capire quando è il momento di una cosa o di un’altra. Vivere è attenersi a una scaletta .. di cosa da fare.
Terzo suggerimento di Gesù: “Chiedete aiuto!” E cioè: abbiate il coraggio e l’umiltà di farvi aiutare. Chiedere aiuto non è debolezza, è una necessità. Non siamo onnipotenti, siamo tutti bisognosi: bisognosi di essere soccorsi, bisognosi di prendere le decisioni giuste, bisognosi di frenare i nostri istinti non morali, bisognosi di non venir condizionati dal pensiero dominante. Insomma, chiedere aiuto a chi ha la saggezza di Dio è umiltà, è dovere, è necessità, in una parola è cosa buona.
Ringraziamo allora la vedova del Vangelo, la quale nel pretendere dal giudice che fosse un giudice “giusto”, ha richiamato pure noi a essere cristiani impegnati, appassionati e credibili.






