Omelia di Domenica 5 ottobre 2025 - XXVII Domenica del Tempo Ordinario, Anno C
Il Vangelo di questa domenica si apre con un breve dialogo tra Gesù e gli apostoli. “Signore, accresci in noi la fede”, gli dicono. “E lui: Se aveste fede quanto un granello di senape, potreste dire a questo gelso: ‘Sràdicati e vai a piantarti nel mare’ ed esso vi obbedirebbe.”
> Dunque, è la fede il tema di cui Gesù ci parla in questa domenica. Io ho una convinzione: senza una fede non si vive, uso la parola ‘fede’ in senso generale. Chi non crede in Dio è perché crede in qualcos’altro. Fu chiesto a un santo: “Perché tu credi?” E lui stupito ribatté: “Se io ti chiedessi perché respiri, tu giustamente risponderesti: ‘Ma che domanda è mai la tua! Respiro perché diversamente non vivrei. Bè, così è per me della fede: mi sarebbe impossibile vivere senza credere.”
Il punto è questo: non ci basta vivere, vogliamo sapere il perché; e questo perché è la fede a dircelo. Il più grande servizio che un genitore, un prete o un educatore può svolgere è quello di trasmettere al ragazzo il perché si trova al mondo. E ripeto, la fede, su questo, una risposta ce l’ha. E’ stato detto: I giorni più importanti della vita sono due: quello in cui sei nato e quello in cui hai capito il perché. Bene, chi ha fede, possiede il perché del suo vivere.
> Chiediamoci allora: la fede cos’è? Fede è desiderio di Dio, fede è essere fieri di Dio, fede è vivere in società con Dio, fede è considerare Dio la questione più vera e più importante di tutte, fede è il più bel dono che si possa ricevere. Magari alla fine della vita, potessimo dire con S. Paolo: “Signore ho conservato la fede.” Che è come se avesse detto: Signore, ce l’ho fatta, quella fede che mi hai dato, ce l’ho ancora, eccola qui. Era il 1945, siamo a Praga, un rabbino prima di essere raggiunto dalle fiamme naziste, fece in tempo a scrivere su una parete, questa frase: “O Dio ce l’hai messa tutta per farmi perdere la fede, ma non ce l’hai fatta.” Io sono persuaso che avere la fede sia una grande ricchezza e non avere la fede sia una grande povertà, pur non colpevole. Ricordo ancora un giochetto di parole che fece il mio vecchio parroco a ragazzi: “Per chi ha fede - diceva - qualsiasi cosa non è più una cosa qualsiasi.” Parole vere! Io ho imparato a credere dal mio parroco, da mio padre e da mia madre. Il silenzio, la mitezza, la laboriosità di mio padre e le parole sempre pensate di mia madre mi hanno trasmesso Dio molto più del catechismo, pur necessario. > Mi sono chiesto: perché Gesù, nel Vangelo ci ha parlato di una fede granello e non di una fede vistosa? Il perché non lo so, una mia ipotesi è questa: il mondo ha bisogno di una fede non spavalda ma umile. La fede o non è arrogante o fede non è. Anche la miglior fede è sempre perfettibile. Un mio professore di teologia amava dire: “La cosa più importante da imparare è imparare a credere. Io vivo per imparare a credere.”
Preghiamo così allora: “Signore, grazie! Perché a noi credenti hai fatto due grandi doni: la vita e la fede, quale miglior modo di vivere la vita.”






