Omelia di Domenica 10 agosto 2025 - XIX Domenica del Tempo Ordinario, Anno C
Ci sono nel Vangelo di questa domenica alcune righe che hanno dell’incredibile. Avete mai visto voi un subalterno, un suddito, un inserviente venire servito dal suo padrone? Bè, il Vangelo ci ha parlato di un caso così: c’è un signore, che parte per un paese lontano lasciando alla servitù la custodia della sua grande casa e delle sue proprietà. Nella simbologia di questo racconto, il padrone è Dio, che si fida totalmente di noi e delle nostre capacità. E qui sta la prima bella notizia del Vangelo di Luca: noi crediamo in Dio ma anche Lui crede in noi.
C’è poi la seconda bella notizia: senza preavviso, il padrone fa ritorno a casa. E cosa fa? Volendo esprimere il suo ‘grazie’ agli inservienti del buon servizio svolto, li invita a mettersi a tavola e, come se fossero loro il padrone e lui il servo, li serve. Porta lui il primo, il secondo e tutto il testo della cena. Cito testualmente: “si strinse le vesti ai fianchi, li fece sedere a tavola e passò a servirli.” Notate, passò a servirli. Essendo rimasto incantato dal buon servizio svolto, volle far sentire alla servitù il suo onore e la sua riconoscenza. Ripeto: da nessuna parte si sente di un re o di un potente che abbia fatto una cosa simile. E’ infrequente vedere un superiore farsi inferiore, un padrone farsi servo, un altolocato abbassarsi. Pertanto, la seconda bella notizia del Vangelo di questa domenica è: Dio più che il Padrone della mia vita, è il servitore della mia vita. Egli esiste per servirmi, Egli è al servizio della mia libertà, della mia felicità, dei miei sogni. Dio non esiste per limitarmi ma per promuovere tutto il bello che è in me. Ammettiamolo, noi non abbiamo mai pensato seriamente a questa cosa: e cioè che il nostro è un Dio che si mette al nostro servizio. Di solito un padrone castiga e il servitore sta muto; di solito un padrone dispone e il servo non contraddice; di solito un padrone fa quel che gli pare e il servo non obietta. Bene, con Dio è il contrario. D’altronde, chi ama, serve. Qualcuno ha detto: L’amore per te mi pone al tuo servizio. Servizio è l’altro nome dell’amore. Cosa fece Gesù la sera del giovedì santo? la lavanda dei piedi, simbolo del servizio che Lui è venuto a rendere a tutti noi.
> Ora, veniamo a noi. Se la sera dell’ultima cena, Gesù, dopo aver lavato i piedi agli apostoli, disse: “come ho fatto io, così fate voi”, la domanda è: qual è lo stato di salute del mio servire? Se Gesù è venuto a servire, io sto percorrendo la stessa strada? Sono servizievole? Amo il servizio? Quando mi viene proposto un servizio, accetto o mi tiro indietro? Sono pigro?
> Non ho finito, c’è un'altra cosa importante da dire: il servizio, più che un’attività accanto ad un’altra, è uno stile, una motivazione, uno spirito che deve permeare tutto quello che facciamo. Non c’è chi serve e chi viene servito oppure, da una parte chi comanda e dall’altra, chi obbedisce. No, non stan così le cose: anche chi comanda lo deve far fare per servizio, esattamente come chi esegue.
L’autorità è servizio, per il vangelo. Tutto deve diventare servizio, tutto deve essere fatto per servizio e con spirito di servizio. Concludo così.
Gesù, oggi 10 agosto, sei venuto a ricordarci che sei in mezzo a noi per servire le nostre vite. Oggi ci portiamo a casa per meditarle, queste tue parole: “si stringerà le vesti ai fianchi, li farà mettere a tavola e passerà a servirli.”






