Cappella del Vescovado, 8 marzo 2020

Cari fratelli e sorelle, cari amici,
è un’occasione speciale, questa, di entrare nelle vostre case e di parlarvi. È l’occasione della celebrazione domenicale, di una celebrazione quaresimale molto “particolare” per noi. Non dimentichiamo mai però che la Quaresima conduce alla Pasqua: è necessaria per poter entrare, dopo una purificazione della mente e del cuore, nell’esperienza della Risurrezione. E io spero che questa esperienza difficile e dolorosa che ci è data di vivere in questo momento, a causa della diffusione del Coronavirus, rappresenti per tutti noi una purificazione della mente e del cuore.
La mia preghiera è innanzitutto per coloro che ci hanno lasciato e perché ci sia consolazione per chi è rimasto. Desidero poi esprimere la mia vicinanza a coloro che sono in difficoltà. In primo luogo ai malati, a coloro che sono stati infettati dal Coronavirus; a coloro che in diverso modo sono limitati nelle loro condizioni di vita. La mia vicinanza va poi ai loro famigliari. Penso poi a tutti coloro che prestano il loro lavoro in questo momento difficile: i medici, gli infermieri e tutte le persone vicine ai malati, che stanno dando una prova molto profonda e molto seria di dedizione e di donazione delle proprie energie, in molti casi senza nessun risparmio di se stessi, al punto di essere, in taluni casi, toccati dalla stessa malattia. Sono vicino anche alle autorità che devono prendere decisioni difficili. Sono vicino alle famiglie che, se da un lato vedono felicemente la presenza dei loro figli a casa, dall’altra vivono la difficoltà di essere loro vicini e non sanno bene come conciliare i loro compiti scolastici e il lavoro. Tutta una serie di problemi che probabilmente si addenseranno ancora di più nei prossimi giorni.

24 febbraio 2020

Cari fedeli della Chiesa di Reggio Emilia-Guastalla,
Cari amici,
in questo momento segnato da una certa inevitabile confusione, desidero far giungere a tutti voi il pensiero e le preoccupazioni del Vescovo che, come un padre, partecipa delle ansie di tutti i suoi figli.
Da dove viene il coronavirus? Dal cuore della Cina, non certo dal cuore di Dio. Ma è anche vero che Dio si sta servendo di esso per richiamarci tutti ad uno sguardo più profondo sulla nostra vita. Scopriamo infatti, improvvisamente, di essere fragili: chiusi spesso nelle certezze che vengono a noi dalle grandiose scoperte della scienza e dalla loro applicazione tecnologica, connessi con tutto il mondo e illusi di poterne essere padroni, siamo messi improvvisamente di fronte a uno scenario più realistico: l’uomo è debole, fragile e può trovare la sua grandezza e forza soltanto nell’amore verso se stesso, verso il proprio destino personale, temporaneo ed eterno e nell’amore verso gli altri e verso Dio.
Di necessità siamo così portati ad una essenzialità di vita che può creare benevoli momenti di silenzio, di riflessione, di cura. Preghiamo nelle nostre case, per noi stessi, per i malati del mondo, per i morti, per i loro cari. Preghiamo per i medici e gli operatori sanitari, preghiamo per gli uomini della sicurezza e dell’esercito, chiamati a un surplus di fatiche. Preghiamo per i nostri governanti, ritagliamoci un tempo di lettura, di riflessione, di vicinanza a coloro che hanno bisogno. Ciò che non sappiamo più fare siamo ora quasi obbligati a riprendere.
Il coronavirus non lascerà le cose come prima: dopo il suo passaggio saremo migliori o peggiori? Dipende da noi. Come le grandi malattie che hanno segnato la storia dei popoli, esso può diventare un’occasione di ravvedimento e di conversione. L’uomo senza Dio perde completamente la bussola della propria vita. Con Dio può ritrovarla. Può imparare a considerarsi non semplicemente un cercatore di soddisfazioni a buon mercato, ma un cercatore di infinito, un fratello e un amico degli altri uomini, un abitatore rispettoso di questo Pianeta, che attende di essere con noi interamente trasformato, per essere riscattato dalla sua caducità (cf. Rm 8,19-22).
In questi giorni, e probabilmente anche nei successivi, sarà difficile o addirittura impossibile partecipare alla Liturgia Eucaristica. Sostituiamola con la preghiera del Santo Rosario: invochiamo da Maria la protezione per la nostra Città, la nostra Provincia, la nostra Regione, il nostro Paese. Se ci è possibile, chiediamo la guarigione dei cuori, oltre che dei corpi, anche attraverso il digiuno, nelle forme che ciascuno deciderà di intraprendere. Capovolgiamo il male del coronavirus in un bene per tutti noi. Sono vicino ai malati, ai loro famigliari, alle comunità provate. Su tutti chiedo la benedizione del Signore.
Oggi alle ore 18.00 purtroppo non potrò tenere il momento di preghiera nella Basilica della Ghiara, che avevo previsto. Pregherò comunque allo stesso orario il Santo Rosario insieme ai miei segretari nella mia Cappella Privata: vi chiedo di unirvi alla mia preghiera dalle vostre case.

+ Massimo Camisasca

Vescovo di Reggio Emilia – Guastalla

 

Coronavirus: disposizioni per i fedeli

 

“Vi auguro di capire che Natale non è un punto di arrivo ma di partenza.
Natale non è un “punto a capo”: Natale è “due punti”: si apre, si deve aprire poi tutto un discorso.”
 
Alla luce di questo invito di don Tonino Bello, quest’anno nella Festa della Santa Famiglia vorremmo offrire alle famiglie della nostra diocesi un’occasione per riconoscere nella vita della famiglia di Nazaret lo spirito delle beatitudini: la santità espressa nelle beatitudini è quel “vestito” del quale Dio vorrebbe
rivestirci, sono i tratti di quel Figlio che ci ha donato nel Natale.
 
Accogliere questo Dio che si fa carne per noi significa lasciare che la Sua presenza illumini la nostra vita e ci aiuti ad essere una Chiesa capace di “prolungare” l’Incarnazione, rendendo presente i tratti del Signore come Sue membra, segni del Regno che è venuto ad inaugurare.
 
Nell’augurarvi di vivere il Natale nella gioia, invitiamo le famiglie della diocesi DOMENICA 29 DICEMBRE alle ore 17.00 in Cattedrale per un momento di preghiera: mediteremo insieme il messaggio delle beatitudini e il mistero di Dio che si fa uomo.
 
L’équipe di Pastorale Familiare

 

 

 

Nell’approssimarsi del Natale 2019 con il progetto MENO LUCI, PIU VITA!,
l’Amministrazione comunale di Sant’Ilario d’Enza, esprimendo il desiderio di rendere più sostenibili e partecipate queste festività nel “fare luce” sui valori più importanti
invita i Cittadini, le Istituzioni, le Associazioni, il mondo delle Attività produttive
a esporre

PRESEPI SPONTANEI
NELLE STRADE DI S. ILARIO E CALERNO

in luoghi visibili all’esterno

 

 


Motivazioni dell’iniziativa

Riscoprire non solo un'antica e preziosa tradizione religiosa, che vanta, da sempre, un grande successo popolare. Se il primo lo realizzò San Francesco nel 1223 a Greccio, furono i monaci cistercensi i più attivi fautori del presepe che, come ogni tradizione non muore ma si rinnova di generazione in generazione. Il Presepio è assurto a espressione simbolica dei valori universali dell’uomo: la pace, l’accoglienza, la famiglia, la fraternità.

 

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